Il Po si abbassa in pochi giorni: a Isola Pescaroli scatta il piano di emergenza con le idrovore per salvare l'irrigazione
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Redazione Interno
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Il livello del Po continua a scendere a ritmi che non si vedevano da anni e, in queste ore, a Isola Pescaroli, nel Cremonese, è scattato il piano di emergenza per evitare che l'impianto di sollevamento del Consorzio di Bonifica Navarolo resti a secco. Un'operazione complessa che prevede l'utilizzo di idrovore mobili e trattori per creare un bacino artificiale, una sorta di "pesca" forzata dell'acqua dal letto del fiume, ormai ridottosi in modo drammatico in poche giornate di caldo anomalo.
L'abbassamento repentino del fiume e i numeri della crisi
Ciò che più allarma gli addetti ai lavori, come evidenziato dal direttore del Consorzio Gianpietro Lazzari, è la rapidità con cui si è manifestato il fenomeno: dall'11 giugno il fiume si è abbassato di un metro e trenta centimetri, un valore che in questa stagione rappresenta "un'enormità".
Se nel 2022 una situazione analoga si era verificata dopo un lungo periodo di siccità, stavolta il crollo è stato improvviso e inaspettato, mettendo in seria difficoltà l'impianto di derivazione irrigua che serve circa 14mila ettari di terreni agricoli tra le province di Cremona e Mantova. La portata del Po, in molti tratti, è scesa ormai sotto i 200 metri cubi al secondo e l'idrometro di Cremona ha superato la soglia degli otto metri sotto lo zero idrometrico, avvicinandosi pericolosamente ai valori record della magra del 2022.
La soluzione d'emergenza per salvare i campi
L'intervento, che riprende la procedura già sperimentata quattro anni fa, è stato attivato in tempi record: in soli quattro giorni sono stati posizionati i mezzi necessari per realizzare uno sbarramento temporaneo e convogliare l'acqua verso la vasca di carico dell'impianto. Questa operazione, come spiega il direttore Lazzari, era l'unica alternativa per evitare di lasciare all'asciutto 14mila ettari di colture, con un danno economico "ingentissimo" per il comparto agricolo del Cremonese.
Nella zona, dove si coltivano principalmente mais e pomodori, ovvero colture che richiedono un apporto idrico massiccio, la carenza d'acqua sta diventando un'emergenza concreta che rischia di compromettere l'intera stagione.
La crisi idrica si allarga al Delta e alle colture
La sofferenza del grande fiume non riguarda solo il tratto cremonese. Le condizioni di severità idrica sono state dichiarate "medie in assenza di precipitazioni" dall'Osservatorio Permanente per gli utilizzi idrici del Distretto del Po, ma la situazione è ritenuta di estrema gravità su tutta l'asta. Nel frattempo, le previsioni meteo non lasciano spazio a ottimismi: le temperature rimarranno superiori alla media e gli accumuli nevosi sono ormai ridotti a zero, il che lascia presagire un ulteriore calo delle portate nelle prossime settimane.
A ciò si aggiunge il fenomeno della risalita del cuneo salino dall'Adriatico, che nel Delta ha già raggiunto i 20 chilometri nell'entroterra, contaminando le acque e mettendo a rischio gli ecosistemi.
L'ecosistema in sofferenza e la moria di pesci
L'emergenza non è solo agricola. Le alte temperature e il livello dell'acqua drasticamente ridotto stanno mettendo in ginocchio la fauna ittica del Po. Come testimoniato da alcuni pescatori e dalle segnalazioni arrivate a Coldiretti, si stanno verificando morie di pesci, come quelle già osservate a Zibello, dove il caldo e la scarsità di ossigeno nell'acqua stanno facendo strage di esemplari.
Le lanche e i rami morti del fiume, che rappresentano un habitat fondamentale per la biodiversità, sono in evidente sofferenza e il rischio che queste zone umide vengano definitivamente compromesse è concreto. Una crisi che colpisce il cuore del sistema idrico del Nord Italia, con ripercussioni che vanno ben oltre il mondo dell'agricoltura.




