Verdone sindaco per un giorno: "Prosciugheremo il Tevere, idrovore pronte"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Carlo Verdone, nel giorno del suo settantacinquesimo compleanno, ha indossato per ventiquattr’ore la fascia tricolore di primo cittadino, un’investitura simbolica che ha declinato con l’ironia garbata e surreale che da sempre connota la sua produzione artistica. “Le buche? Le asfalteremo. Il Tevere? Lo prosciugheremo, abbiamo già pronte le macchine idrovore”, ha dichiarato all’avvio della sua giornata istituzionale, citando se stesso e la vecchia proposta di un’autostrada al posto del fiume, già enunciata nel film Gallo cedrone dove il personaggio da lui interpretato si candidava a sindaco. Una presa di posizione volutamente iperbolica, la sua, che ha immediatamente caratterizzato lo stile di un mandato lampo, il quale, pur nella sua brevità, ha voluto lanciare un messaggio preciso sull’importanza di guardare alle zone più esterne della città.

Un itinerario tra le periferie

L’agenda del sindaco per un giorno si è snodata lontano dal centro, in un percorso che ha toccato alcuni luoghi significativi delle periferie romane, da Villa Gordiani a Tragliatella. Una scelta non casuale, come ha egli stesso sottolineato affermando che “le periferie sono serbatoi di idee” e che, mentre “il centro è già stato fatto molto”, queste aree necessitano di “cura e attenzione”. La prima tappa lo ha portato presso una scuola primaria di via Romolo Balzani, dove ha effettuato un sopralluogo al cantiere per la messa in sicurezza e la riqualificazione dell’edificio, danneggiato lo scorso luglio dall’esplosione di una pompa di benzina. Un momento di confronto con una realtà che, al di là della finzione cinematografica, rappresenta le concrete esigenze di un territorio.

La Città delle Arti e il legame con Roma

Dopo la visita alla scuola, Verdone si è spostato insieme al sindaco titolare Roberto Gualtieri verso un Centro Sociale per Anziani sulla Cassia, a Roma Nord, confermando un impegno che ha attraversato trasversalmente diverse generazioni e necessità. L’apice della giornata, tuttavia, è stato il discorso tenuto davanti all’Assemblea capitolina, in occasione della cerimonia di battesimo della Città delle Arti. “Una grande emozione per me – ha commentato il regista – che rafforza ancora di più il mio legame con la città che amo”. Un’esperienza, la sua, che ha definito “speciale” e che ha vissuto con un misto di affetto e responsabilità, pur nella consapevolezza della sua natura effimera.

Tra realtà e finzione

L’intera performance, annunciata anche attraverso un post sul suo profilo Instagram dove ha scritto di correre a “mettere la cravatta e il vestito blu perché la macchina del sindaco già sta sotto”, ha oscillato sapientemente tra il piano concreto delle visite istituzionali e quello della citazione cinematografica. Quella di prosciugare il Tevere, in particolare, è un’idea che affonda le radici in una delle sue pellicole più celebri, divenendo così un leitmotiv perfetto per unire la dimensione dell’artista a quella, seppur temporanea, dell’amministratore. Un gioco di ruoli che ha permesso di parlare di Roma e delle sue criticità con un linguismoo originale, mescolando la leggerezza della battuta all’attenzione per le periferie, da lui definite, non a caso, serbatoi di idee e di vitalità.

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