Verdone, sindaco per un giorno: un viaggio nelle periferie alla ricerca dell'umanità
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Alle dieci e un quarto, Carlo Verdone ha varcato la soglia del Campidoglio, un luogo che, sebbene gli fosse estraneo per ruolo, gli è sempre appartenuto per narrazione e affetto. L'attore e regista, nel giorno del suo settantacinquesimo compleanno, ha indossato per qualche ora la fascia tricolore, un gesto simbolico che, al di là della celebrazione personale, ha assunto i contorni di una lezione di stile e di sostanza. Accompagnato dal sindaco titolare Roberto Gualtieri, ha scelto di non celebrare sé stesso tra i marmi del centro, ma di immergersi in quelle periferie che costituiscono il vero, pulsante cuore della capitale, troppo spesso descritto con un lessico fuorviante. "Basta parlare di degrado", ha osservato Verdone, "la parola giusta è disuguaglianza", spostando così il fuoco del discorso da un giudizio estetico a una questione di giustizia sociale e di diritti.
Un itinerario nella Roma concreta
L'itinerario, che si è snodato da est a ovest, è stato una sequenza di immagini vivide e di incontri autentici, lontani anni luce dalla retorica della passerella. A Villa Gordiani, dove ha piantato un albero in uno spazio destinato ai giochi dei bambini, il suo arrivo è stato accolto dai cori di "buon compleanno" di piccoli cittadini, che in lui vedevano non un autoritario ma un volto amico del cinema. Il percorso è proseguito poi verso Tragliatella, una zona che, come egli stesso ha notato, sembra "lontana da tutto", ma che attraverso la presenza e l'ascolto può essere avvicinata, rendendo tangibile un'istituzione che a molti appare distante. In quei luoghi, dove la cura dello spazio pubblico a volte langue, Verdone ha cercato e trovato quel patrimonio di umanità che costituisce la vera ricchezza di una metropoli complessa.
Il dialogo come atto politico
Il pranzo al centro anziani di La Storta ha rappresentato un altro momento significativo di questa giornata, condensando in un gesto semplice – sedersi a tavola con gli ospiti della struttura – il senso profondo dell'iniziativa. È stato in quel contesto familiare che un'anziana signora, rivolgendosi a lui con il vezzeggiativo "Carletto", gli ha detto: "La politica è parlare con la gente e tu stai facendo politica". Una dichiarazione spontanea che ha colto nel segno, elevando la chiacchierata informale a un rito civile, mentre si tagliava la torta e si scambiavano impressioni sul futuro. L'affetto dimostrato dai romani, del resto, non è stato solo un tributo alla popolarità dell'artista, bensì un atto di riconoscenza per un messaggio di fiducia che è stato piantato, simbolicamente e concretamente, nel terreno di quartieri spesso dimenticati.
Oltre la "Grande Bellezza"
Questa insolita giornata, che riecheggia l'analoga esperienza vissuta da Alberto Sordi un quarto di secolo fa, ha servito a ricordare che Roma non è solo la "Grande Bellezza" immortalata nei film di successo internazionale, ma è soprattutto una città fatta di concretezza, di bisogni e di legami sociali da coltivare. Senza avanzare promesse irrealizzabili – "non asfalterò il Tevere, ma lo vorrei più pulito" ha affermato con pragmatismo – Verdone ha mostrato come l'attenzione per il particolare e la vicinanza alle persone possano restituire dignità a un dialogo che, altrimenti, rischia di perdersi nelle sterili generalizzazioni. Un messaggio, il suo, che parla di una bellezza diversa, fatta di spazi verdi da far rinascere e di centri sociali dove si tesse quotidianamente la coesione.




