Masters, McIlroy parte a -5 mentre la assenza di Woods e Mickelson lascia il vuoto
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Redazione Sport
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Augusta si è svegliata con il respiro umido del pino e quella luce verdognola che filtra tra i rami secolari, segnale inequivocabile che il rito della primavera golfistica è tornato a compiersi. Rory McIlroy, che indossa la giacca verde da un anno dopo aver finalmente esorcizzato i fantasmi di un inseguimento durato quindici edizioni, ha timbrato il cartello del primo giro con un 67 colpi (-5), piazzandosi in testa alla classifica insieme allo statunitense Sam Burns. L’irlandese, che ha letteralmente scrollato di dosso la "maledizione" del major georgiano nella scorsa primavera, ha costruito la sua cavalcata su sei birdie, mostrando quella fluidità nei colpi che spesso gli era mancata sotto la pressione di questo torneo; a rovinare la perfezione della sua giornata ci ha pensato solo un bogey, arrivato alla seconda buca, prima che il gioco entrasse in una sorta di trance agonistica nella parte finale del percorso. Quello che colpisce, osservando il nordirlandese muoversi sui fairway, è la sensazione di leggerezza che finalmente lo accompagna, quasi che il peso della storia – quella personale e quella del "Career Grand Slam" – non gravi più sulle sue spalle, permettendogli di giocare senza quella mortificazione del talento che troppo spesso lo aveva tradito nei momenti decisivi.
Il vuoto pesante dei campioni assenti
Eppure, a rendere questa edizione numero 90 del torneo così atipica non è solo il tentativo di McIlroy di bissare il successo (un'impresa riuscita solo a pochi eletti come Jack Nicklaus e Nick Faldo), quanto piuttosto il silenzio assordante lasciato da due giganti. Tiger Woods, il cui contatore di giacche verdi si è fermato a quota cinque, è infatti invischiato in un percorso di riabilitazione che lo ha portato lontano dai green. L'arresto e il successivo rilascio su cauzione per guida in stato di alterazione, avvenuto poche settimane fa, hanno di fatto congelato qualsiasi ipotesi di rientro del campione, che si è dovuto sottrarre anche alla cena dei campioni. Dall'altra parte, Phil Mickelson, che di trionfi ad Augusta ne ha collezionati tre, ha fatto perdere le proprie tracce a causa di "ragioni personali" legate alla salute della sua famiglia, una motivazione vaga che ha scatenato inevitabilmente il tifo silenzioso dei puristi. La loro assenza simultanea – non capitava dalla lontana edizione del 1994 – rischia di togliere fascino al torneo più esclusivo del mondo, ma al contempo spalanca le porte a una nuova generazione che non vede l'ora di scrivere la propria storia su questo palcoscenico sacro.
La caccia allo gnomo e il tempio del consumismo
Ma Augusta, come sanno bene i frequentatori assidui, non è solo golf, bensì un’esperienza mistica che tocca corde ben più profonde e, oserei dire, terrene. Passeggiando per il percorso, magari nei pressi del negofo ufficiale (se si riesce a entrare, dato che le code iniziano all'alba), si capisce che l’Augusta National è in realtà un tempio dedicato al Dio del Consumismo. La prova? Quello che qui viene chiamato affettuosamente "lo gnomo". Da giorni si registra una vera e propria psicosi da acquisto per la statuetta da giardino in edizione limitata del Masters, tanto che i rivenditori esauriscono le scorte nel giro della prima ora dall'apertura dei cancelli. Non è una semplice banalità da souvenir: si stima che il solo shop del torneo incassi decine di milioni di dollari in pochi giorni, con ricevute che raggiungono cifre da capogiro (si parla di acquisti singoli da 28 mila dollari). Ormai, e questa è una riflessione che vale per tutto lo sport moderno, non esiste torneo o museo che non abbia trasformato il merchandising nel suo vero fine ultimo; il merchandise, con le sue maglie, i fermacarte e i fermaporte, è diventato la reliquia laica che i pellegrini devono portare a casa per certificare la propria visita.
Un leader ritrovato e la sfida dei cinque sotto
Tornando al crudo realismo del leaderboard, McIlroy condivide la vetta con Burns, che alla sua quinta apparizione ha finalmente trovato la quadratura del cerchio stampando un 67 che profuma di rivincita dopo le prestazioni altalenanti degli anni scorsi. Il campione in carica, nonostante un avvio definito dallo stesso "approssimativo" (con qualche palla finita tra gli alberi nelle prime sette buche), ha saputo inanellare una serie impressionante di colpi vincenti dalla buca 8 in poi, dimostrando che la maturità acquisita con la vittoria del 2025 non è solo un'abitudine mentale ma una concreta risorsa tecnica. A inseguire, con un distacco di due colpi, ci sono Patrick Reed (sempre odiato e amato, mai neutrale) e Jason Day, mentre il numero uno al mondo Scottie Scheffler parte da -2 in una posizione che, conoscendo la sua fame, è più di rincorsa che di controllo. Le condizioni del campo, con un meteo che promette sole e assenza di pioggia – una rarità qui – stanno rendendo i green velocissimi e insidiosi, trasformando ogni putt in una scommessa con la gravità. La sfida, ora, è capire se McIlroy, liberatosi definitivamente della scimmia sulla schiena, riuscirà a gestire l’inerzia del comando senza crollare come ai vecchi tempi, o se qualcuno tra inseguitori riuscirà a rovinare la festa al campione di casa.




