Ranucci accoglie il giornalista Nunziati, licenziato dopo la domanda a Bruxelles
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Redazione Esteri
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Sigfrido Ranucci, conduttore del programma di inchiesta Report, ha deciso di aprire le porte della sua redazione a Gabriele Nunziati, il giovane giornalista pratese al quale, poche settimane fa, è stato interrotto il rapporto di collaborazione con l’Agenzia Nova in seguito a una domanda posta durante un punto stampa della Commissione Europea a Bruxelles. «Ha dimostrato una qualità che è rara tra politici e giornalisti: quella del coraggio», ha affermato Ranucci, sottolineando come il collega, che per una «coincidenza particolare» è anche uno stagista di Report, abbia pagato personalmente le conseguenze del suo operato non avendo alle spalle una grande azienda come la Rai. L’inviato, che ha voluto incontrare Nunziati per esprimergli solidarietà, ha quindi chiarito l’intenzione di volerlo includere nella propria squadra non appena se ne presenterà l’occasione, interpretando il gesto anche come un segnale significativo per l’intero ambiente dell’informazione.
La domanda alla Commissione e la reazione
L’episodio all’origine della controversia risale allo scorso ottobre, quando Nunziati, rivolgendosi alla portavoce della Commissione Europea Paula Pinho, ha chiesto se, in analogia con le ripetute richieste affinché la Russia si facesse carico della ricostruzione dell’Ucraina, si ritenesse che anche Israele avesse un analogo obbligo per i danni inflitti a Gaza. Un parallelismo, il suo, che ha indotto la portavoce a rifiutare una risposta, innescando una catena di eventi i cui sviluppi hanno travalicato la sola sala stampa belga. La questione, dopo essere rimasta confinata negli ambienti specialistici, ha infatti conosciuto una vasta eco mediatica in Italia, trovando spazio nelle cronache nazionali e sollevando un dibattito che coinvolge i principi cardine del giornalismo.
Le motivazioni ufficiali del licenziamento
La versione fornita dalla direzione di Agenzia Nova, per bocca del suo fondatore, si discosta però dalla ricostruzione che attribuisce il licenziamento esclusivamente al contenuto della domanda. La società ha precisato, attraverso una dichiarazione rilasciata ad askanews, che la rottura del rapporto non è avvenuta per l’interrogativo in sé, bensì per il reiterato rifiuto del giornalista di accettare il principio per cui un’agenzia di stampa, in quanto fonte primaria d’informazione, non può essere strumentalizzata per veicolare una linea politica personale. L’imparzialità, hanno fatto notare, non deve essere solo sostanziale ma deve anche apparire tale agli occhi del pubblico, un requisito che, a loro dire, la condotta di Nunziati avrebbe messo a rischio.
La presa di posizione dell’associazione della stampa
Sulla vicenda è intervenuta con forza l’Associazione Internazionale della Stampa (API-IPA), che attraverso le parole del suo presidente Dafydd ab Iago ha definito «agghiacciante» il licenziamento di un giornalista per aver semplicemente svolto il proprio lavoro, consistente proprio nel porre, quando necessario, domande difficili e scomode. L’associazione, esprimendo profonda preoccupazione, ha osservato come una sanzione di questo tipo rappresenti un messaggio intimidatorio per tutti i corrispondenti accreditati a Bruxelles, andando a intaccare uno dei pilastri fondamentali della libertà di stampa in un luogo, come le istituzioni europee, che dovrebbe incarnarne i valori.




