Un neonazista tedesco si dichiara donna per il carcere, sfruttando una nuova legge
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Redazione Esteri
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Sven Liebich, un estremista di destra tedesco noto per le sue posizioni omofobe e transfobiche, sconterà una condanna a diciotto mesi di reclusione in un istituto penitenziario femminile. La decisione, che ha sollevato un vivace dibattito in Germania, segue la richiesta dell’uomo, il quale ha modificato il proprio sesso all’anagrafe da maschio a femmina, avvalendosi di una normativa introdotta dal precedente governo cosiddetto "del Semaforo". Tale legislazione, che consente l’autodeterminazione del genere attraverso una semplice dichiarazione e il pagamento di una somma irrisoria, circa cinquanta euro, è così diventata lo strumento di una palese provocazione.
L’individuo, che adesso si fa chiamare Marla-Svenja Liebich, è un personaggio tristemente noto alle autorità tedesche; la sua carriera nell’ambiente neonazista, infatti, affonda le radici negli anni Novanta quando, da capo del gruppo "Blood & Honour", si dedicava alla vendita di materiale propagandistico, come cassette, magliette e spille. La condanna che deve scontare, emessa per una serie di reati tra i quali spicca l’incitamento all’odio, risale al periodo precedente la sua transizione anagrafica, fatto che rende la sua scelta ancor più cinica e strategicamente calcolata.
Il caso, al di là delle singole circostanze, getta una luce cruda sulle potenziali criticità insite in normative progressiste quando vengono applicate senza un vaglio approfondito delle intenzioni individuali. L’amministrazione penitenziaria, obbligata a rispettare la nuova identità legale dell’individuo, si è trovata costretta a disporne il trasferimento in un reparto femminile, nonostante il suo passato da esponente di spicco di un’ideologia violenta e profondamente ostile ai diritti della persone lgbtq+




