Milano la città più cara d’Italia, un panino può arrivare a 6 euro
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Redazione Interno
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La forbice del carovita, che non accenna a chiudersi, disegna una geografia sempre più polarizzata del Paese, rendendo Milano, anche per quest’anno, la capitale indiscussa delle spese più elevate. L’ultima rilevazione del Codacons, che attinge ai dati ufficiali dell’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, non lascia spazio a interpretazioni: la metropoli lombarda, pur nella sua innegabile attrattiva, impone ai suoi abitanti un aggravio quotidiano che si traduce in cifre concrete. La composizione del paniere esaminato, che supera abbondantemente i cinquecento euro e sfiora i seicento, spazia infatti dalla spesa alimentare a una serie di servizi essenziali, dal dentista alla tintoria, dal parrucchiere alla toelettatura per gli animali domestici, confermando come l’alto costo riguardi trasversalmente ogni aspetto della vita.
Il divario Nord-Sud nei numeri del paniere
Il confronto, che include diciotto grandi città, restituisce un divario territoriale marcato, dove a Milano si paga, per lo stesso paniere di beni e servizi, addirittura il sessantadue per cento in più rispetto a Napoli, che si colloca all’estremo opposto della graduatoria come piazza più economica. A seguire la città meneghina, nella classifica delle località più onerose, si trovano Aosta e Bolzano, mentre dopo il capoluogo campano, tra quelle più accessibili, figurano Palermo e Catanzaro. La fotografia, però, si arricchisce di particolari se si isola la componente alimentare: in questo caso, Bolzano strappa a Milano il primato negativo, diventando la città dove fare la spesa costa di più, mentre Catanzaro si rivela l’opzione più vantaggiosa per riempire dispensa e frigorifero.
Dalla carne alle verdure, la spesa quotidiana pesa in modo diverso
L’indagine scende nel dettaglio dei singoli prodotti, offrendo esempi tangibili di quanto la quotidianità possa essere condizionata dal codice postale. Se la carne bovina raggiunge il suo prezzo medio più alto a Bologna, toccando i ventisei euro e settanta centesimi al chilo, sono invece le zucchine di Genova a farsi notare, con un listino che si attesta sui quattro euro e sessanta. Ma è il simbolo del pasto veloce, il panino consumato al bar, a fornire una delle misurazioni più immediate del fenomeno: il suo prezzo medio nazionale si aggira intorno ai tre euro e ottanta, ma oscilla dai due euro e settanta di Ancona fino ai cinque euro e settanta, e oltre, di Milano, dove in alcuni esercizi si possono sfiorare i sei euro per un prodotto di base.
Una mappa dei costi che definisce le possibilità
Quello che emerge, al di là delle singole voci, è una mappa economica che condiziona in profondità le scelte e le possibilità delle famiglie, delineando aree dove il potere d’acquisto si riduce in maniera sensibile. La stessa erogazione di servizi alla persona, considerati nel paniere, contribuisce ad ampliare il gap tra le diverse realtà urbane, rendendo alcuni centri non solo più cari per gli acquisti ma anche per la manutenzione della vita quotidiana. Il dato aggregato, che assegna a Milano il primo posto e a Napoli l’ultimo in questa speciale classifica del costo della vita, fotografa quindi una situazione strutturale, dove la dinamica dei prezzi sembra seguire logiche ormai consolidate, penalizzando in modo sistematico chi risiede e lavora in determinati contesti metropolitani.




