Landini porta la Cgil in piazza, ma il perché resta un enigma
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Redazione Interno
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Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, si conferma un equilibrista della politica sindacale, sospeso tra il “non vorrei” e il “ma devo”. Sabato 15 marzo, la Cgil sarà in piazza a Roma per una manifestazione a sostegno dell’Europa, ma il motivo di questa partecipazione – annunciata con un distinguo iniziale tra “aderire” e “partecipare” – rimane poco chiaro. Una posizione ambigua, che ricorda formule come il sesso senza amore o la birra senza alcol: qualcosa che non convince fino in fondo, soprattutto quando si tratta di un leader che, a intermittenza, si fa portavoce di rivendicazioni sociali e lotte sindacali.
La manifestazione, organizzata su iniziativa di Michele Serra, si propone come una voce per un’Europa di pace e sostenibilità, ma il contesto in cui si inserisce è tutt’altro che semplice. La decisione della Commissione Europea di avviare un riarmo degli eserciti nazionali, tagliando al contempo investimenti industriali e sociali, ha sollevato non poche polemiche. Landini, da parte sua, ha scelto di scendere in piazza, ma con un netto “no” al riarmo, posizione che rischia di aprire una spaccatura interna al sindacato. Il “Landini politico”, infatti, non piace a tutti, soprattutto a chi non vuole ritrovarsi a marciare accanto a figure come Carlo Calenda, considerate troppo vicine a logiche moderate.
La questione del riarmo, d’altronde, è spinosa. L’idea di spendere miliardi in armi, invece che in politiche sociali o industriali, è impopolare, e Landini lo sa bene. Ma c’è un aspetto che molti preferiscono evitare: in un contesto internazionale sempre più instabile, con l’America di Trump che potrebbe voltare le spalle all’Europa, come ci si difenderebbe da eventuali minacce? Domanda scomoda, a cui pochi hanno il coraggio di rispondere. Landini, da parte sua, sembra preferire la strada delle proteste e delle manifestazioni, senza però offrire soluzioni concrete.




