Legge elettorale, la maggioranza tiene al primo voto segreto. Tajani vede Occhiuto
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Redazione Interno
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Il primo scoglio è superato. Alle 13.30 di giovedì 1° ottobre, nell'aula di Montecitorio, il governo incassa il via libera sul voto segreto che poteva trasformarsi in una trappola. Con 229 no e 151 sì, l'Assemblea respinge le cinque pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni contro lo Stabilicum, il testo di riforma elettorale fortemente voluto da Giorgia Meloni. La maggioranza tiene, compatta, e il presidente Lorenzo Fontana certifica il risultato: le opposizioni non riescono a incrinare il percorso della riforma.
Un voto atteso con apprensione
Lo scrutinio segreto era considerato un passaggio a rischio, soprattutto dopo quanto accaduto in estate, quando un emendamento sulla reintroduzione delle preferenze era stato affossato proprio dai franchi tiratori. Il responsabile organizzativo di Fratelli d'Italia, Giovanni Donzelli, ha sottolineato come il risultato odierno valga sette voti in più rispetto ai numeri attuali della maggioranza. La compattezza ritrovata rappresenta per l'esecutivo una boccata d'ossigeno in vista delle prossime tappe.
Le opposizioni, dal canto loro, hanno contestato il premio di maggioranza, l'indicazione del candidato premier e le nuove regole sulle firme per la presentazione delle liste.
Il calendario delle fiducie
L'iter ora entra nella sua fase più delicata. Lunedì 5 ottobre il governo porrà tre questioni di fiducia sugli articoli modificati dal Senato: i primi due riguardano preferenze e firme, il terzo concerne la revisione territoriale dei collegi di Merano, Bolzano e Bressanone. Il voto di fiducia sui primi due articoli si svolgerà martedì, quello sul terzo mercoledì. L'articolo 8, che estende ai caregiver il voto fuorisede, sarà invece esaminato senza fiducia, trattandosi di una misura condivisa in modo bipartisan.
Il voto finale sull'intero provvedimento è atteso per giovedì 8 ottobre, ancora a scrutinio segreto, e sarà il passaggio più temuto per la maggioranza, che punta ad approvare il testo senza modifiche per evitare un nuovo ritorno a Palazzo Madama.
Il meccanismo dello Stabilicum
La riforma delinea un sistema elettorale di tipo misto, a base proporzionale, corretto da un premio di governabilità. Alla lista o coalizione che risulta la più votata a livello nazionale in entrambe le Camere e raggiunge almeno il 42 per cento dei voti validi vengono attribuiti 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, per un totale di 105 parlamentari aggiuntivi. In caso di mancato raggiungimento della soglia, i seggi vengono ripartiti in misura proporzionale.
La scheda elettorale prevede un capolista bloccato e la possibilità di esprimere fino a tre preferenze, con l'obbligo di alternanza di genere. Le opposizioni hanno definito le preferenze farlocche, contestando il fatto che il primo nome sia bloccato e che, di conseguenza, in molti collegi risulti eletto proprio il capolista.
Le tensioni dentro Forza Italia
Mentre a Montecitorio si consumava il primo atto della partita sulla legge elettorale, a pochi passi da Palazzo Chigi andava in scena un'altra prova di forza interna al centrodestra. Roberto Occhiuto, governatore della Calabria e vice segretario di Forza Italia, ha presentato a Roma il suo libro Il coraggio di governare, uscito nel giorno in cui Silvio Berlusconi avrebbe compiuto 90 anni.
Davanti a una platea di oltre venti parlamentari, con presenze eccellenti come quella di Francesca Pascale, Occhiuto ha parlato di un partito ingiallito, di comunicazione moscia e della necessità di una svolta. Nessuno degli uomini più vicini ad Antonio Tajani era presente, un'assenza che la dice lunga sui rapporti interni al partito. Il leader azzurro, dal canto suo, ha replicato attraverso le colonne de La Stampa, ricordando che i congressi si svolgono e che chi vuole candidarsi è il benvenuto.
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