Occhiuto cavalca l'effetto Reggio e rilancia la sfida interna a Tajani

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La vittoria di Fabio Roscioli alle suppletive di Reggio Calabria ha offerto a Roberto Occhiuto il trampolino che cercava. Il governatore calabrese, vice segretario nazionale di Forza Italia, ha immediatamente trasformato il risultato elettorale in una piattaforma per contare di più dentro il partito, con un obiettivo che guarda dritto alla leadership azzurra e ai suoi equilibri romani.

Il seggio lasciato vacante da Francesco Cannizzaro, eletto sindaco di Reggio Calabria lo scorso maggio, è stato conquistato dal candidato del centrodestra con il 51,02 per cento dei voti, un dato che ha permesso a Occhiuto di rivendicare la tenuta della coalizione e, soprattutto, il peso specifico della sua area.

I numeri delle suppletive

Roscioli, tesoriere di Forza Italia e uomo vicino alla famiglia Berlusconi, ha superato Frank Benedetto, espressione del campo larghissimo che comprendeva dai Cinque Stelle a Italia Viva, fermo al 36,59 per cento. Domenico Giannetta, ex capogruppo di Forza Italia alla Regione passato a Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, si è attestato al 10,94 per cento, mentre Francesco Toscano di Democrazia sovrana e popolare ha raccolto l'1,44 per cento.

L'affluenza definitiva si è fermata al 22,34 per cento, in calo rispetto al 49,40 per cento registrato quattro anni prima, quando però si votava per le politiche in una sola giornata. Il collegio, il quinto della Calabria, comprendeva 71 comuni tra il capoluogo e la fascia ionica.

La regia di Occhiuto e Cannizzaro

A rivendicare per primo il risultato è stato proprio Occhiuto, che già in mattinata aveva diffuso un video sui social in cui si vedeva il sindaco di Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro, consultare il telefonino e poi esultare insieme a Roscioli, alla senatrice Stefania Craxi e al senatore Claudio Lotito. Il governatore ha parlato di «vittoria» e di «coalizione compatta», parole che riecheggiano quelle usate da Giorgia Meloni, la quale sui social ha sottolineato come il centrodestra si sia imposto «sul campo larghissimo delle opposizioni».

Dietro la soddisfazione per il seggio conservato, però, si legge chiaramente il disegno del duo calabrese: accreditarsi presso gli eredi del Cavaliere come gli artefici di un successo costruito sul territorio, in un momento in cui Forza Italia cerca una nuova identità e una nuova guida.

Il ridimensionamento di Vannacci

Il risultato reggino assume un significato particolare anche per i rapporti interni alla destra. Futuro Nazionale, la formazione fondata da Vannacci dopo l'uscita dalla Lega, aveva puntato molto su questo appuntamento per dimostrare di essere un attore indispensabile per il centrodestra. La candidatura di Giannetta, ex esponente azzurro con un radicamento locale non trascurabile, doveva servire a misurare la capacità di attrazione del generale su un elettorato di destra potenzialmente insofferente verso la coalizione di governo.

Il 10,94 per cento ottenuto dal candidato vannacciano, se da un lato non è un risultato irrilevante per una formazione appena nata, dall'altro non ha scalfito la tenuta del centrodestra, che senza Vannacci ha comunque superato la soglia del 51 per cento. Occhiuto non ha mancato di commentare con una battuta: «Vannacci voleva la sua Sassonia? A Reggio ha preso sassate elettorali».

Le reazioni a caldo

Domenico Furgiuele, deputato calabrese di Futuro Nazionale che aveva lasciato la Lega per seguire Vannacci, ha invece rivendicato il risultato del suo partito da una prospettiva nazionale. Intervenendo a «Corrente alternata» su Giornale Radio, ha sostenuto che «per le politiche del 2027 non credo nel 51 per cento del centrodestra senza Futuro Nazionale» e ha aggiunto che, se a Reggio Calabria il movimento ha preso l'11 per cento, «sono certo che Futuro Nazionale è già verso il 14 per cento in ambito nazionale».

Una lettura che trasforma una sconfitta locale in un punto di partenza per la competizione futura, ma che non cancella il dato di fondo: il centrodestra, almeno in questo collegio, ha vinto senza aver bisogno dell'apporto del generale.

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