Thailandia, la Ducati parte con un ko: Aprilia e KTM ribaltano i pronostici
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Redazione Sport
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Il primo Gran Premio della stagione 2026, andato in scena domenica scorsa sul circuito di Buriram, ha mandato in frantumi certezze che sembravano granitiche, consegnando agli archivi una domenica da dimenticare per la Ducati. La casa di Borgo Panigale, abituata a dominare la scena negli ultimi anni, si è ritrovata per la prima volta dopo 88 Gran Premi – un’era geologica iniziata nel lontano 2021 – senza un proprio rappresentante sul podio della gara lunga. Non è finita qui, perché si è interrotta anche un’altra striscia impressionante, quella che vedeva una Desmosedici sempre piazzata tra i primi cinque per 102 appuntamenti consecutivi. Un tonfo secco, inaspettato, che ha riecheggiato nel paddock come un campanello d’allarme.
A vincere la gara inaugurale, con una superiorità imbarazzante, è stato Marco Bezzecchi in sella alla sua Aprilia, capace di condurre una corsa in solitaria dall’inizio alla fine e di precedere sotto la bandiera a scacchi la KTM di un Pedro Acosta sempre più lucente e l’altra Aprilia di Raúl Fernandez. Per la Casa di Noale è un exploit che profuma di consacrazione, un’affermazione corale visto che ha piazzato quattro delle sue cinque moto nelle prime posizioni, mentre la migliore delle Ducati, quella di Fabio Di Giannantonio del team VR46, ha chiuso mestamente in sesta piazza. Un verdetto che non ammette repliche, insomma, e che ha costretto i vertici di Borgo Panigale a fare i conti con una realtà improvvisamente ostile.
Il team manager Davide Tardozzi e l’enigma del circuito thailandese
Nei commenti a caldo, il team manager Davide Tardozzi non ha usato giri di parole, parlando senza mezzi termini di “quattro schiaffoni” presi dagli avversari, un’ammissione di inferiorità che suona quasi come una rivoluzione copernicana per chi è abituato a vincere. Nelle sue dichiarazioni, riportate dai media specializzati, il dirigente ha cercato di analizzare le ragioni di un tracollo tanto improvviso quanto inatteso, puntando il dito sulle mutate condizioni della pista rispetto ai test prestagionali svolti sulla stessa poche settimane prima. Qualcosa, nell’arco di quei pochi giorni, è cambiato radicalmente: l’asfalto, l’umidità, forse le temperature, hanno finito per esaltare le caratteristiche delle rivali – la KTM di Acosta e le Aprilia in primis – e mettere in crisi il bilanciamento della Desmosedici, che ha perso improvvisamente il riferimento che aveva mostrato nelle prove.
Non è stato solo un problema di assetto, ma una difficoltà generalizzata che ha accomunato tutti i portatori del marchio emiliano, dai campioni ai gregari. Se da un lato Marc Marquez, il campione del mondo in carica, ha visto la sua gara rovinata da una foratura all’ultimo atto quando era in piena rimonta per il podio, dall’altro il suo compagno di box, Francesco Bagnaia, ha vissuto un fine settimana da incubo, chiuso con un nono posto che sa di resa. Il piemontese, apparso sconcertato, ha raccontato di non essere mai riuscito a spingere, lamentando uno strano comportamento della sua moto che, a otto giri dalla fine, iniziava a slittare in rettilineo già con la quinta marcia inserita. Un quadro desolante, a tratti surreale, se paragonato alla fiducia della vigilia.
Gigi Dall’Igna frena gli entusiasmi e detta la linea: “Niente panico, lavoriamo”
Chi ha il compito di tenere la barra dritta in situazioni come questa è Gigi Dall’Igna, il direttore generale di Ducati Corse, che a mente fredda è intervenuto per dettare la linea e placare qualsiasi tentazione di isteria. In un’analisi pubblicata a inizio settimana, l’ingegnere veneto ha voluto prima di tutto fare i complimenti agli avversari per il successo meritato, riconoscendo la loro crescita, per poi invitare alla calma e alla concentrazione. Secondo Dall’Igna, una flessione dopo un ciclo così lungo di vittorie può anche stare nella fisiologia del campionato, ma ciò che conta ora è non farsi prendere dal panico e mettersi al lavoro per comprendere a fondo le ragioni di questo improvviso calo di rendimento.
L’obiettivo, ha spiegato, è colmare il divario, e per farlo bisognerà analizzare con cura i dati raccolti in Thailandia, un fine settimana in cui – a parte la sfortuna di Marquez – solo l’alfiere del team ufficiale aveva mostrato un passo potenzialmente da podio prima del ritiro. La sensazione, comunque, è che non si tratti di un problema strutturale della moto, ma di una combinazione di fattori, probabilmente legati alla diversa carcassa degli pneumatici portata dalla Michelin per far fronte alle temperature estreme di Buriram, che ha finito per esaltare le caratteristiche delle rivali e destabilizzare la GP26. Il primo banco di prova per verificare questa teoria sarà il prossimo Gran Premio in Brasile, su un tracciato inedito, dove si capirà se quello thailandese è stato solo un incidente di percorso o l’inizio di un campionato ben più combattuto del previsto.




