Genova riscopre la vittoria: un Genoa cinico e concreto travolge un Torino in dieci uomini
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Redazione Sport
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Un primo tempo giocato con intelligenza e cattiveria agonistica, quello del Genoa di Daniele De Rossi, ha spento sul nascere le velleità di un Torino apparso confuso e, a tratti, rassegnato. La sfida del “Luigi Ferraris”, valida per la ventiseiesima giornata di Serie A, si è chiusa sul punteggio di tre a zero per i rossoblù, i quali non solo hanno interrotto un digiuno di vittorie che durava da quasi un mese, ma hanno anche operato l’aggancio in classifica proprio ai danni dei granata, portandosi così a quota ventisette punti in classifica e allontanando quelle sirene della zona retrocessione che da settimane iniziano a farsi sempre più minacciose.
La sostanza del match, va detto senza troppi giri di parole, l’hanno fatta gli episodi del primo tempo. Al ventiduesimo minuto, Brooke Norton-Cuffy è stato il più lesto di tutti nel ribattere in rete una conclusione di Caleb Ekuban, dopo che il portiere granata Paleari aveva inizialmente respinto la sfera, ma senza riuscire a bloccarla. E se il raddoppio, giunto al quarantesimo, porta ancora la firma di Ekuban, l’azione nacque dai piedi di un ispirato Baldanzi, la cui conclusione aveva ancora una volta impensierito Paleari, il quale non ha potuto fare altro che offrire un’altra respinta favorevole all’accorrente attaccante ghanese. Sul finale della prima frazione, poi, l’episodio che ha di fatto chiuso la contesa: l’espulsione di Ilkhan, per un intervento scomposto e pericoloso ai danni di Colombo, lasciava i piemontesi in dieci uomini, minando ulteriormente le loro già fragili certezze tattiche.
La ripresa, nonostante un iniziale tentativo di reazione da parte del Torino affidato alle giocate di Vlasic e a un tentativo di Zapata, ha visto il Genoa amministrare il doppio vantaggio e la superiorità numerica senza particolari patemi. I cambi operati dalla panchina, poi, hanno sortito l’effetto sperato: al minuto numero ottantatré, Junior Messias ha potuto approfittare di una disattenzione in fase di disimpegno del neoentrato Pedersen, per poi infilare Paleari e sigillare il risultato sul definitivo tre a zero. Un successo netto, che fotografa perfettamente le distanze attuali tra due squadre dagli obiettivi simili ma dagli approcci alla gara diametralmente opposti.
La gestione oculata della gara e l'importanza dei singoli
Al di là della freddezza sottoporta mostrata nei momenti chiave, ciò che ha impressionato del Genao è stata la capacità di leggere le diverse fasi dell'incontro con una maturità che, fino a poche settimane fa, sembrava mancare. La squadra di De Rossi ha saputo soffrire quando serviva, come dimostrano le parate di Bijlow su Zapata e le chiusure tempestive del reparto arretrato, ma ha anche dimostrato di saper colpire in contropiede, una volta che gli avversari si sono scoperti alla ricerca del gol che avrebbe potuto riaprire la partita. In questo senso, l'ingresso di giocatori come Messias e l'ennesima prova di sostanza da parte di Frendrup e Malinovskyi a centrocampo sono state determinanti per mantenere equilibrata la squadra, anche nei momenti in cui il Torino provava a riorganizzare le proprie idee. Dall'altra parte, la formazione di Marco Baroni paga a caro prezzo una prima frazione di gioco insufficiente e una fragilità difensiva che, con quarantasette reti incassate in ventisei partite, la rende a tutti gli effetti la difesa più battuta dell'intero campionato.
L'arbitraggio di Guida e il caso del mancato rigore
Naturalmente, la direzione di gara di Marco Guida è destinata a lasciare un segno nel dibattito post-partita, soprattutto per un episodio specifico. Poco prima dell'intervallo, sul punteggio di due a zero, il Torino ha invocato un calcio di rigore per un tocco di braccio in area da parte di Ekuban. L'arbitro, dopo un consulto con il Var Maresca, ha deciso di lasciar proseguire, giudicando il braccio dell'attaccante genoano attaccato al e, quindi, in posizione naturale. Una decisione, questa, che ha scatenato le proteste della panchina granata e che, analizzata a mente fredda, appare comunque in linea con l'interpretazione restrittiva che il protocollo richiede in casi di dubbio. L'impressione, al netto delle polemiche, è che l'espulsione di Ilkhan e la superiorità numerica abbiano influito ben più di quel singolo episodio sulla fisionomia finale di una partita che, fino a quel momento, vedeva già i liguri meritatamente in vantaggio.




