Fiat Panda e Grande Panda sul podio delle auto più vendute a febbraio 2026: non accadeva da anni

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Il rapporto tra l’Italia e Fiat continua a mostrare una solidità rara nel panorama automobilistico nazionale, e i dati di mercato diffusi per il mese di febbraio 2026 ne forniscono l’ennesima, inequivocabile conferma. Le rilevazioni, elaborate da Dataforce e diffuse dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dipingono il quadro di un mercato in salute – con un incremento complessivo del 14,04% e 157.334 nuove immatricolazioni – ma soprattutto certificano il ritorno a una supremazia, quella del marchio torinese, che non si vedeva da tempo immemore. A trainare questa ripresa, che segna un +10,2% nel cumulato del primo bimestre, ci hanno pensato in larga parte il noleggio a breve termine e le autoimmatricolazioni, un dettaglio che ridimensiona, seppur di poco, l’entusiasmo per una crescita che al netto di queste voci si attesterebbe a un pur sempre rispettabile 9%. Ma al di là delle dinamiche dei canali di vendita, ciò che colpisce è la classifica dei modelli, dove la famiglia Panda occupa due gradini del podio, un risultato che profuma di storia.

Da una parte c’è la Pandina, la storica citycar che continua a macinare record e che, con 12.612 unità vendute, corrispondenti a una quota dell’8%, si conferma saldamente al comando delle preferenze italiane. La sua longevità commerciale, in un'epoca di profonde trasformazioni del settore, rappresenta un fenomeno sociologico prima ancora che meramente economico. Dall’altra, a sorpresa, c’è la nuova arrivata, la Grande Panda: al suo primo vero slancio commerciale, il modello, che aggiorna in chiave moderna il concetto di utilitaria, ha conquistato il terzo posto con 5.500 immatricolazioni, dimostrando che l’eredità del nome non è stata solo preservata, ma anzi valorizzata. In mezzo a loro, a spezzare l’egemonia delle due icone, si piazza la Jeep Avenger (5.893 unità), regalando a Stellantis un poker di tutto rispetto nelle prime quattro posizioni, a cui si aggiunge la sesta piazza della Citroën C3 (3.131 unità). Questo dominio numerico, con una crescita del 27,7% per il gruppo guidato da Carlos Tavares, ha portato la sua quota di mercato complessiva al 34%, ben oltre la media generale.

Tuttavia, la vera protagonista di questo scorcio di 2026, colei che sta riscrivendo le gerarchie del segmento delle citycar a zero emissioni, è un’altra. Leapmotor, il brand cinese che fa capo alla joint venture Leapmotor International controllata da Stellantis, ha confermato e anzi superato le aspettative, imponendosi come il fenomeno commerciale del momento. La T03, una compatta elettrica dal prezzo aggressivo (15.900 euro di listino, finanziabile anche a tasso zero), ha chiuso febbraio con 4.778 nuove targhe, un numero che non solo le vale il quarto posto assoluto nella classifica generale, ma che la proietta addirittura al primo posto tra le Bev, le elettriche pure. Un risultato che vale quasi il 40% dell’intero mercato delle auto a batteria, un dato impressionante se si considera che il segmento Bev ha visto una crescita dell’81,3% nel mese, arrivando a coprire il 7,9% del totale. Le ibride, nel frattempo, continuano a essere la scelta preferita dagli italiani, con una quota superiore al 52%, mentre il diesel prosegue la sua inesorabile caduta libera.

Con i suoi 5.006 veicoli immatricolati tra T03 e i primi esemplari della C10, Leapmotor ha fatto segnare un incremento del 2.196% rispetto allo stesso mese del 2025, un balzo in avanti che ha pochi precedenti nella storia recente dell’auto in Italia. La strategia, basata su una combinazione vincente di prezzo contenuto, dotazione tecnologica e la capillare rete di vendita e assistenza messa a disposizione da Stellantis, ha evidentemente centrato il bersaglio. Il modello cinese, di fatto, sta intercettando quella fetta di domanda, quella dei privati che nel canale retail rappresentano addirittura il 51,4% del mercato elettrico, desiderosa di avvicinarsi alla mobilità green senza affrontare esborsi proibitivi. Una dinamica, questa, che non solo sta ridisegnando il perimetro della competizione interna al gruppo, ma che sta anche inviando un segnale forte ai competitor tradizionali, dimostrando come l’accessibilità economica possa essere la chiave per democratizzare una tecnologia, quella elettrica, ancora percepita come elitaria e lontana dalle tasche della maggior parte degli automobilisti.

La scalata cinese e il peso degli incentivi

L’ascesa della T03, peraltro, non è un caso isolato, ma il sintomo di una tendenza più ampia che vede i marchi cinesi guadagnare posizioni nella top ten delle preferenze. A febbraio, nella classifica generale, troviamo anche la MG ZS con 2.667 unità al decimo posto, a testimonianza di una penetrazione commerciale che non accenna a fermarsi. La crescita delle immatricolazioni di auto elettriche e ibride plug-in, che insieme rappresentano ormai il 16% del mercato mensile, è stata alimentata anche dagli incentivi statali, prenotati in autunno e concretizzatisi con le consegne nei primi mesi dell'anno. Un sistema, quello dei bonus, che ha favorito soprattutto i modelli con un prezzo contenuto, esattamente la fascia in cui operano la citycar di Leapmotor e le concorrenti dirette come la BYD Dolphin o la Dacia Spring. Il mercato, in definitiva, si trova a un bivio: da un lato la rassicurante continuità rappresentata dalle Fiat Panda, icone popolari che resistono all’usura del tempo, dall’altro l’irruzione di una nuova generazione di veicoli, cinesi ma distribuiti da un colosso occidentale, che stanno cambiando le regole del gioco, rendendo l’elettrico, complice anche la leva finanziaria e le offerte dedicate, improvvisamente più accessibile e desiderabile per un pubblico più vasto.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.