Sampdoria, la vittoria non placa la contestazione alla proprietà
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Redazione Sport
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La rabbia, che covava da settimane sotto la cenere di una classifica desolante, non si è spenta neppure davanti al riflesso di un risultato insperato. I tifosi della Sampdoria, i quali avevano dato appuntamento fuori dallo stadio prima del fischio d’inizio, hanno voluto ribadire le proprie ragioni di protesta verso una dirigenza considerata lontana e inaffidabile. I cori di contestazione, che hanno accompagnato l’ingresso della squadra, risuonavano ben più forti degli applausi per una vittoria attesa come la pioggia in un periodo di siccità; alcuni di essi, tra l’altro, chiedevano a gran voce la cessione del club, definito “indegno” di rappresentare i colori blucerchiati. L’esultanza per la prestazione sul campo, seppur intensa, si è dunque rivelata un episodio circoscritto, un momento di sollievo che non cancella la profonda sfiducia radicata in un ambiente che si sente trascurato e poco ascoltato.
Una svolta inattesa sul campo
Sul rettangolo di gioco, intanto, si è materializzata una svolta inattesa. La Sampdoria, dopo un avvio di gara complicato e il gol subito poco prima dell’intervallo, ha trovato nella ripresa una reazione di orgoglio e concretezza, imponendosi con un netto 4-1 sulla squadra avversaria. La partita, che sembrava poter prendere una piega negativa, si è ribaltata grazie a una serie di azioni efficaci e a una ritrovata determinazione. I giocatori, molti dei quali fino a ieri in ombra, hanno celebrato i gol con una liberatoria veemenza, mostrando finalmente quelle facce distese che da mesi non si vedevano all’uscita dagli spogliatoi. Quella reazione, che ha permesso alla formazione di abbandonare l’ultimo posto in classifica, è apparsa a molti come un risveglio tanto necessario quanto tardivo.
La crisi profonda dell'avversaria
Dall’altra parte, invece, la sconfitta assume i contorni di una crisi profonda. La squadra avversaria, che pure era passata in vantaggio, si è letteralmente dissolta nel secondo tempo, incapace di arginare la rimonta blucerchiata e di opporre una qualsiasi resistenza. Il crollo, culminato in quattro reti incassate in poco più di mezz’ora, lascia il gruppo con un bottino di soli cinque punti e proietta ombre lunghe sulla panchina del proprio allenatore, la cui posizione comincia a traballare in modo preoccupante. Tra le file sconfitte, si sono distinti in negativo alcuni elementi del centrocampo e della difesa, colpevoli di errori fatali e di una condotta di gioco poco incisiva; il portiere, nonostante abbia evitato con alcuni interventi personali che il passivo diventasse più pesante, non ha potuto nulla contro l’ondata d’attacco.
Un paradosso da interpretare
La giornata di Genova, pertanto, si chiude con un paradosso che è tutto da interpretare. Da un lato, c’è una vittoria che sa di riscatto e che, seppur momentaneamente, ha regalato un sorriso a una piazza stanca di delusioni. Dall’altro, permangono le nubi di un dissenso che va ben oltre il semplice risultato sportivo e che si alimenta di questioni di natura societaria, le quali restano irrisolte. Le braccia alzate dei calciatori in mezzo al campo, se da una parte hanno simboleggiato una liberazione, dall’altra non sono riuscite a zittire le voci di chi, stando fuori dallo stadio, continua a chiedere cambiamenti radicali e una governance più trasparente.




