Vieste, omicidio Scirpoli: terzo episodio di violenza in quattro mesi, il sindaco chiede strumenti straordinari

Vieste, omicidio Scirpoli: terzo episodio di violenza in quattro mesi, il sindaco chiede strumenti straordinari
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Redazione Interno Redazione Interno   -   La scia di sangue che da anni affligge il Gargano si è allungata con l'omicidio di Antonello Scirpoli, freddato nella tarda serata del 3 luglio mentre percorreva in scooter la località Defensola, nelle campagne di Vieste. Un'esecuzione, quella del 35enne conosciuto nell'ambiente criminale come «Musulin», compiuta con colpi di fucile secondo modalità che gli investigatori, senza troppi indugi, hanno ricondotto a un agguato di matrice mafiosa.

E l'episodio, che arriva a distanza di pochi mesi da altri due gravi atti di violenza, ha spinto il primo cittadino a lanciare un allarme che riecheggia i momenti più bui della guerra tra clan, chiedendo a gran voce l'intervento dello Stato con misure eccezionali.

I tre colpi in quattro mesi

L'ultima vittima si inserisce in un contesto di crescente tensione che, nell'arco di quattro mesi, ha registrato tre distinti episodi di violenza criminale, almeno due dei quali attribuibili alla criminalità organizzata.

Il primo, risalente al 19 marzo scorso, ha visto protagonista Danilo Notarangelo, 36enne rimasto ferito da due colpi di fucile a pallettoni esplosi mentre stava rientrando a casa: un attentato che ha subito riportato alla mente la cruenta stagione di scontri tra le cosche garganiche, culminata con l'uccisione di Angelo Notarangelo, detto «Cintaridd», ex boss di Vieste e cugino del padre del ferito, assassinato il 26 gennaio 2015.

Un filo rosso che lega il presente a un passato di sangue, e che ora si arricchisce di un nuovo, drammatico capitolo con la morte di Scirpoli, la cui posizione negli equilibri malavitosi locali è al centro delle attenzioni degli inquirenti.

La richiesta del sindaco Nobiletti

Di fronte a quella che appare come una recrudescenza della violenza, il sindaco di Vieste, Nobiletti, ha rotto il silenzio per sollecitare l'adozione di provvedimenti straordinari già sperimentati in passato nella lotta alla criminalità organizzata e che, a suo dire, hanno prodotto risultati di rilievo. «Ora, come allora, è necessario che vengano utilizzati strumenti straordinari», ha dichiarato il primo cittadino, sottolineando l'urgenza di un intervento deciso per arginare una deriva che rischia di far precipitare la situazione.

E se il sindaco ha evitato di addentrarsi in analisi di dettaglio sulle strategie da adottare, il suo appello suona come un monito chiaro: la criminalità organizzata, dopo anni di relativa tregua, sta riconfigurando i propri assetti e lo fa con la violenza delle armi, rendendo necessario un cambio di passo nella risposta delle istituzioni.

Un contesto in mutamento

L'omicidio di Scirpoli, che gli investigatori stanno analizzando sotto molteplici profili, non è però un fatto isolato. Negli ultimi anni, il Gargano ha assistito a un lento ma significativo mutamento dei propri equilibri criminali, anche a causa della scelta di alcune figure di spicco della mafia locale di collaborare con la giustizia, un fenomeno che ha aperto vuoti di potere e innescato nuove conflittualità tra i clan per il controllo dei territori e delle attività illecite.

È in questo scenario fluido e pericoloso che si inserisce la morte di «Musulin», un nome che gli inquirenti stanno cercando di inquadrare all'interno delle gerarchie e delle alleanze in evoluzione, per comprendere se si tratti di una resa dei conti interna, di un'aggressione legata a faide familiari o di un messaggio indirizzato ad altre consorterie. E mentre le indagini procedono senza sosta tra gli interrogatori e la raccolta di testimonianze, la città di Vieste si ritrova a fare i conti con un'emergenza che non sembra avere fine, e che richiede risposte che vadano al di là della contingenza.

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