Le ambizioni di Trump sulla Groenlandia e la risposta di Putin: una partita a scacchi geopolitica

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   MOSCA – Mentre il conflitto in Ucraina continua a dominare l’agenda internazionale, un’altra questione, apparentemente marginale ma carica di implicazioni strategiche, riaffiora con forza: il possibile interesse degli Stati Uniti nell’acquisto della Groenlandia. Una prospettiva che, sebbene possa sembrare bizzarra a prima vista, è stata presa sul serio dal Cremlino, il quale, pur mantenendo una posizione inflessibile sulla difesa dei propri confini, ha mostrato una certa apertura verso le intenzioni di Washington.

Non è un caso che Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, abbia sottolineato come Mosca stia trattando esclusivamente con l’amministrazione americana per definire i termini di una possibile tregua nel Mar Nero, dopo gli accordi preliminari raggiunti a Riad. Un segnale che conferma come, nonostante le tensioni, il dialogo tra le due potenze rimanga un canale privilegiato.

Donald Trump, da parte sua, non ha mai nascosto le sue mire sull’isola più grande del mondo, un territorio autonomo danese ricco di risorse naturali, dal petrolio alle terre rare, fondamentali per l’industria tecnologica. Un’ipotesi che ha scatenato reazioni contrastanti, tra sarcasmo e allarme. Massimo Giannini, in un commento caustico, ha definito l’idea «l’ultima follia di un Napoleone yankee», evidenziando l’assurdità di voler comprare una terra abitata da poco più di 60.000 persone, per lo più Inuit, e per l’80% coperta dai ghiacci.

Eppure, Vladimir Putin non la considera affatto una boutade. Al Forum artico di Murmansk, il presidente russo ha ribadito che le ambizioni statunitensi affondano le radici in motivazioni storiche ed economiche, legate proprio alla posizione strategica della Groenlandia e alle sue immense risorse. Mosca, dal canto suo, non intende cedere spazio: mentre Putin dà un cauto assenso alle trattative, fa sapere che la Russia «difenderà con ogni mezzo la propria sovranità», come dimostra il recente varo del primo sottomarino capace di trasportare missili ipersonici Tsirkon.

Una mossa che non passa inosservata, soprattutto alla luce del rafforzamento militare russo nell’Artico, dove la competizione per il controllo delle rotte commerciali e delle riserve energetiche si fa sempre più accesa. Se Trump guarda alla Groenlandia come a un possibile avamposto, Putin risponde consolidando la presenza militare russa nella regione, in una sfida che va ben oltre le semplici dichiarazioni e che potrebbe ridefinire gli equilibri globali.

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