Il vascello russo Shtandart al largo di Pantelleria e la polemica sull’elusione delle sanzioni
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Redazione Interno
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Da quasi otto mesi, complice un tracciamento satellitare che il 30 settembre la fissava in un’area indefinita tra la Spagna e le coste africane, la nave scuola TS Shtandart era diventata una sorta di “vascello fantasma”. La sua ricomparsa, tuttavia, è avvenuta nelle acque che bagnano Pantelleria, e da lì – stando ai piani di navigazione visionati dal segretario di +Europa Riccardo Magi – l’imbarcazione avrebbe messo a punto una rotta precisa: prima Palermo, poi Cagliari. Il punto nodale, almeno per chi chiede conto al governo italiano delle proprie intenzioni, è che lo Shtandart, pur battendo bandiera delle Isole Cook, è riconducibile alla Russia. E come tale, secondo Magi, si troverebbe in “palese elusione del regime sanzionatorio stabilito dall’Unione Europea a seguito dell’aggressione russa contro l’Ucraina”.
Un approdo non richiesto e la replica della Guardia Costiera
Proprio mentre il caso approdava al dibattito politico, la Guardia Costiera italiana ha fatto sapere, con una nota secca, che la nave al momento non avrebbe formulato alcuna richiesta di ingresso in un porto nazionale. “Approdo non chiesto e vietato” è la sostanza del messaggio: nessuna comunicazione ufficiale è partita dal ponte dello Shtandart per ottenere l’autorizzazione a ormeggiare in una delle due città siciliane o in Sardegna. Il vascello, di conseguenza, incrocia al largo in attesa – verrebbe da dire – di una mossa che ancora non c’è stata. Il collettivo internazionale di attivisti No Shtandart in Europe, che da dieci giorni segue la vicenda, aveva invece rilanciato informazioni diverse, attinte dal sito ufficiale della nave: per quel gruppo l’arrivo a Palermo era previsto proprio per oggi, con sosta fino al 16 maggio.
La denuncia di Magi e la domanda sul trattamento riservato ai migranti
Il segretario di +Europa, Riccardo Magi, non ha usato mezzi termini per definire la situazione. Nel chiedere rassicurazioni al governo e alle autorità competenti – con l’obiettivo dichiarato che l’imbarcazione non attraccherà in alcun porto italiano – ha ricordato la disparità di trattamento che, a suo avviso, caratterizzerebbe l’approccio esecutivo. La frase, diventata quasi un manifesto polemico, recita: “Fossero stati migranti, Salvini avrebbe già chiuso tutto”. Un’incisione retorica che sposta l’attenzione sulla gestione dei flussi migratori, senza però aggiungere elementi fattuali alla posizione attuale dello Shtandart. Quel che resta, sul piano dei fatti, è la persistente ambiguità della nave: battente bandiera di un arcipelago del Pacifico, ma riconducibile a Mosca per proprietà e finalità addestrative.
Il protrarsi dell’attesa e il silenzio delle autorità portuali
Mentre la polemica si alimenta, il vascello scuola continua a stazionare in un’area di mare sottoposta a sorveglianza costante. Né Palermo né Cagliari hanno ricevuto, fino a questo momento, una comunicazione formale di approdo. Il piano di navigazione originale – quello che Magi dice di aver visionato – potrebbe essere stato modificato, oppure essere semplicemente una dichiarazione d’intenti priva di seguito operativo. I porti italiani restano chiusi all’attracco, e la Guardia Costiera ha già definito “vietato” qualsiasi tentativo di entrata non autorizzata. Il collettivo No Shtandart in Europe, che aveva sollevato il caso per primo, monitora ora gli spostamenti via satellite, consapevole che la partita si gioca tutta sull’interpretazione delle sanzioni Ue: una nave russa con bandiera di comodo può essere considerata soggetta alle stesse restrizioni di una che sventola il tricolore di Mosca? La risposta, almeno per il momento, non è ancora scritta nei protocolli delle autorità italiane, che si limitano a constatare l’assenza di una richiesta formale.




