Binaghi e il tennis che sogna in grande: Sinner, Roma e la difesa dal rumore

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   La voce di Angelo Binaghi, presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel, risuona decisa in questo finale di un 2025 trionfale, mentre delinea, in un'intervista a Libero, un orizzonte di obiettivi che sembra spingersi ben oltre i confini tradizionali dello sport. Il movimento italiano, del resto, ha conseguito risultati straordinari, coprendo di gloria ogni competizione, dagli Slam alle competizioni a squadre, al punto che lo stesso dirigente ammette: "In termini di risultati mi basterebbe un quinto di quello che abbiamo raggiunto negli ultimi due anni". Una dichiarazione che, se da un lato fotografa l'eccezionalità del momento, dall'altro non frena l'ambizione di guardare avanti, verso traguardi che potrebbero ridisegnare la geografia del tennis mondiale.

Il progetto "Roma Quinto Slam" e i requisiti necessari

Proprio in quest'ottica si inserisce il discorso riguardante gli Internazionali d'Italia, un torneo la cui centralità, per Binaghi, è fuori discussione. Il presidente rivela un retroscena non noto ai più, sottolineando come "nei mesi scorsi non avessimo il Titolo giuridico che ci garantisse lo svolgimento regolare degli Internazionali d'Italia", una questione evidentemente risolta ma che dimostra la complessità dietro la gestione di un evento di tale portata. La visione, tuttavia, è chiara e ambiziosa: trasformare Roma in un quinto Slam, un'ipotesi definita "una cosa possibile". Per raggiungere questo obiettivo, che richiederebbe un ripensamento del calendario mondiale, il numero uno della FITP indica tre requisiti fondamentali, pur senza scendere nel dettaglio tecnico, lasciando intendere che il lavoro diplomatico e organizzativo è già in atto.

La difesa a spada tratta di Jannik Sinner

Se il futuro è un cantiere aperto, il presente ha un nome ben preciso, quello di Jannik Sinner, campione che Binaghi difende con veemenza dalle critiche che occasionalmente emergono. "Lasciamo parlare i commentatori da strapazzo", afferma con disprezzo il presidente, bersagliando senza mezzi termini quegli "opinionisti generalisti" che, a suo dire, commentano senza competenza specifica. Per l'atleta altoatesino, Binaghi non usa mezze misure, arrivando a dichiarare che "meriterebbe una statua", un'enfasi che vuole essere un riconoscimento non solo per i titoli vinti, ma per il modo esemplare con cui rappresenta lo sport italiano nel mondo, al di là di ogni polemica estemporanea.

Il sogno olimpico e la continuità del successo

Lo sguardo, infine, si proietta verso un appuntamento che porterà l'Italia ancora più sotto i riflettori globali: le Olimpiadi di Milano-Cortina del 2026. Binaghi, pur senza scivolare in facili trionfalismi, delinea questo evento come il prossimo, grande banco di prova per un movimento che ha dimostrato di saper vincere su tutti i fronti. L'auspicio è che la squadra italiana, forte di campioni affermati e di un ricambio generazionale di qualità, possa vivere quelle gare come un coronamento, un modo per consolidare una leadership ormai indiscussa e mostrata in ogni palcoscenico, dalla terra rossa del Foro Italico al cemento delle arene più prestigiose.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.