Venezuela, arrivano le licenze per cinque grandi compagnie petrolifere: tra loro c'è anche l'Eni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'Office of Foreign Assets Control (Ofac), l'ufficio del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti che si occupa del controllo dei beni esteri, ha concesso a cinque grandi gruppi energetici internazionali delle licenze generali che autorizzano la ripresa e l'espansione delle loro operazioni in Venezuela -1-3. Si tratta di un passaggio significativo, arrivato a poco più di un mese di distanza dalle operazioni che hanno portato alla destituzione di Nicolás Maduro, e che di fatto riapre il mercato venezuelano alle major occidentali sotto la stretta supervisione di Washington -6. Tra le beneficiarie, oltre all'italiana Eni, figurano nomi di primo piano come l'americana Chevron, la britannica BP, l'anglo-olandese Shell e la spagnola Repsol, tutte aziende che, va detto, avevano mantenuto una presenza o uffici nel paese sudamericano anche durante il periodo più acuto delle sanzioni -5.

Le nuove regole imposte da Washington per il business energetico

Le autorizzazioni, formalizzate attraverso le Licenze Generali 49 e 50, non rappresentano un semplice via libera, ma istituiscono un meccanismo operativo vincolato a condizioni precise stabilite dall'amministrazione Trump. La novità più rilevante, che incide sulla sovranità economica venezuelana, riguarda la gestione dei flussi finanziari: tutti i pagamenti derivanti dalle attività estrattive, incluse le royalties e le imposte dovute allo Stato venezuelano, dovranno obbligatoriamente confluire in un conto del Tesoro statunitense, il Foreign Government Deposit Fund, attualmente situato in Qatar. Questa misura, spiegano dal Dipartimento di Stato, serve a garantire che i proventi del greggio vengano utilizzati in modo trasparente e nell'interesse della popolazione locale, di fatto mettendo sotto tutela la principale risorsa del paese.

Le implicazioni per Eni e le altre compagnie europee

Per l’Eni, così come per le altre europee, il disco verde dell’Ofac arriva in un momento di transizione geopolitica complessa. Le licenze permettono di riattivare e potenziare progetti già esistenti, come quelli nel gas, e di valutarne di nuovi in esplorazione e produzione. La compagnia italiana, che vanta una presenza storica nel paese attraverso joint venture come Petrosucre o il progetto Cardón IV, ha dichiarato di star valutando l'opportunità offerta dalla licenza, mantenendo un dialogo costante con le autorità statunitensi. Tuttavia, la clausola che impone il pagamento in un conto statunitense e il fatto che qualsiasi contratto per nuovi investimenti debba comunque essere conforme alle leggi americane, introducono variabili giuridiche e finanziarie inedite, che le aziende sono ora chiamate a interpretare.

L'esclusione di Exxon e ConocoPhillips e il nodo degli asset espropriati

Un aspetto che merita attenzione è la composizione della lista delle autorizzate: non compaiono colossi come ExxonMobil e ConocoPhillips, le quali avevano subito l'esproprio dei propri asset in Venezuela nel 2007, durante l'ondata di nazionalizzazioni promossa da Hugo Chávez. Sebbene l'amministrazione Trump stia cercando di convincere anche queste aziende a tornare a investire, i rispettivi amministratori delegati hanno mostrato cautela, definendo in un primo momento il paese "non investibile" senza adeguate garanzie di sicurezza e risoluzione delle vertenze pregresse. La licenza esclude esplicitamente accordi relativi ai debiti e a quanto fu espropriato in passato, un tema che potrebbe riaprirsi nei prossimi mesi, complicando il quadro per chi vanta ancora crediti nei confronti di Caracas.

Il ruolo della nuova leadership a Caracas

Alla guida del paese, dopo gli eventi di gennaio, siede Delcy Rodríguez, già figura di spicco dell'amministrazione Maduro, che ora si trova a gestire questa fase di riapertura controllata. Il governo venezuelano, dal canto suo, ha recentemente rivisto la legge sugli idrocarburi per rimuovere alcuni ostacoli normativi che limitavano gli investimenti stranieri, adeguandosi di fatto alle richieste che arrivavano da Washington per facilitare l'afflusso di capitali e tecnologie. L'obiettivo dichiarato dalla Casa Bianca, ribadito dal Segretario all'Energia Chris Wright in visita a Caracas, è ambizioso: triplicare la produzione venezuelana nell'arco di due o tre anni, attirando investimenti per circa cento miliardi di dollari.

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