L'incontro a Calolziocorte con Geralinda Colotti e le strategie statunitensi per il petrolio venezuelano
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Redazione Esteri
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Sarà Geralinda Colotti, giornalista e scrittrice, profonda conoscitrice delle dinamiche latinoamericane, a tenere a battesimo un incontro di approfondimento sulla crisi venezuelana in programma per giovedì 19 febbraio, alle 20.45, presso il Circolo Arci “Spazio Condiviso” di Calolziocorte. L'evento, che si preannuncia come un'occasione per analizzare le complesse trame di un conflitto che ha visto, il 3 gennaio 2026, l'irruzione militare statunitense culminare con la cattura del presidente Nicolás Maduro a Caracas, si inserisce in un più ampio dibattito, già anticipato dal presidio tenutosi il 21 gennaio in piazza Diaz a Lecco, e offrirà alla cittadinanza, con ingresso libero, la possibilità di confrontarsi con una voce critica e documentata. La Colotti, la cui militanza politica giovanile nelle Brigate Rosse le costò una lunga detenzione, ha infatti trasformato quell'esperienza in un percorso di analisi e scrittura, diventando una firma del mensile Le Monde diplomatique e autrice di saggi come Talpe a Caracas, che indagano le pieghe più oscure della realtà venezuelana.
Il doppio binario di Washington tra pragmatismo energetico e narrazione antinarcotici
L'aggressione militare, giustificata dalla Casa Bianca con la retorica della "guerra ai cartelli della droga", ha di fatto stracciato la carta dei diritti internazionali, imponendo all'ordine del giorno una questione centrale: il controllo delle immense riserve petrolifere venezuelane. L'amministrazione Trump, lungi dal perseguire una linea univoca, si muove su un doppio binario. Da un lato, sul piano formale, continua a non riconoscere il governo ad interim guidato da Delcy Rodríguez, richiamandosi invece alla legittimità dell'Assemblea Nazionale eletta nel 2015, roccaforte dell'opposizione. Dall'altro lato, nella prassi quotidiana, sono in corso trattative serrate con le stesse autorità di fatto, proprio quelle vicine al chavismo, per rimettere in moto l'industria petrolifera. Un balletto diplomatico che vede Washington pronta a negoziare con Caracas per gestire i flussi finanziari derivanti dall'oro nero, mentre il governo provvisorio venezuelano, attraverso la stessa Rodríguez, rilascia dichiarazioni ambigue, alternando aperture concilianti a momenti di orgogliosa difesa della sovranità nazionale.
Il libro di Sofia Cecinini e le tre dimensioni della crisi
A dipanare la matassa di questa crisi, fatta di diplomazia parallela e interessi economico-strategici, ci pensa il saggio di Sofia Cecinini, edito da Paper First in formato digitale, che analizza i tre aspetti chiave che hanno condotto all'intervento militare. L'aspetto politico, come detto, si ammanta della lotta al narcotraffico, una narrazione che ha permesso di presentare l'operazione come una crociata necessaria. Ma è la seconda parte dell'analisi, quella economica, a svelare il vero cuore della questione: il petrolio venezuelano è una pedina cruciale nello scacchiere globale, un premio ambito che Stati Uniti, Cina, Russia e Iran si contendono, in un confronto che trascende i confini sudamericani per inserirsi nelle più ampie tensioni internazionali. A quasi due mesi dalla destituzione di Maduro, la cooperazione tra Washington e il governo provvisorio di Caracas prosegue, alimentata dalla spinta della Casa Bianca ad aumentare la produzione di greggio. L'amministrazione Trump, non a caso, insiste su un piano a lungo termine per il paese, un progetto che sembra mettere in secondo piano, per ora, qualsiasi ipotesi di nuove elezioni, concentrandosi invece sulla riapertura dei rubinetti del petrolio per sopperire alle esigenze del mercato interno, con le raffinerie della costa del Golfo del Messico pronte a processare il greggio pesante venezuelano. La priorità, per il presidente Trump, rimane l'approvvigionamento energetico, e il destino politico del Venezuela appare, in questa fase, subordinato a quello primario.




