Scuole italiane, 68 crolli in un anno e oltre 80mila infortuni: i dati del rapporto Cittadinanzattiva
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Redazione Interno
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Sessantotto crolli in dodici mesi, con dodici persone ferite, e un numero di infortuni agli studenti che continua a salire. Sono i due dati principali del XXIV Rapporto dell'Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola di Cittadinanzattiva, presentato alla Camera dei deputati, che ha incrociato i dati dell'Anagrafe dell'edilizia scolastica con le mappe dell'Ispra per fotografare lo stato di salute degli istituti italiani.
Il bilancio dei crolli
Tra settembre 2025 e agosto 2026 si sono verificati 68 episodi di cedimento, riferisce l'indagine, dovuti in prevalenza alla caduta di calcinacci e intonaco e al distacco di pannelli e controsoffitti. Il numero, spiegano i ricercatori, è in linea con quello registrato nell'anno precedente, quando i crolli erano stati 71 con 19 feriti, e conferma una media di quasi un episodio ogni cinque giorni. Se le conseguenze non sono state più gravi è dipeso soprattutto dal momento in cui i cedimenti si sono prodotti, spesso di notte, nei fine settimana o durante le festività.
I feriti sono stati dodici: otto studenti e quattro adulti. Il dato, secondo il rapporto, non è casuale ma origina da edifici vecchi e privi di collaudo, con una media di circa sessant'anni di età e quasi la metà delle strutture realizzata prima del 1976, cioè prima dell'entrata in vigore della normativa antisismica.
Le denunce all'Inail
Sul fronte degli infortuni, le denunce presentate all'Inail dagli studenti di ogni ordine e grado hanno raggiunto nel 2025 quota 80.871, con un incremento del 3,8% rispetto all'anno precedente. Nei primi cinque mesi del 2026 le segnalazioni sono già 47.748. La quasi totalità degli episodi, il 97%, avviene durante le normali attività scolastiche, mentre la parte restante riguarda il tragitto casa-scuola. Il dato anagrafico mostra che tre infortuni su quattro interessano minori under 15, a conferma che il rischio non è circoscritto ai percorsi di formazione pratica.
Crescono anche i casi mortali, saliti a dieci denunce nei primi mesi del 2026 contro gli otto dell'anno precedente. A livello territoriale è la Lombardia a concentrare il maggior numero di denunce, seguita da Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte.
Certificazioni mancanti e rischio amianto
Il quadro delle certificazioni resta critico. Oltre la metà degli edifici, il 59%, non possiede il certificato di agibilità, mentre il 58,36% è privo di quello per la prevenzione incendi; manca il collaudo statico nel 42,09% delle unità strutturali. Sul fronte dell'amianto non esiste ancora un censimento nazionale unico e omogeneo: l'Inail ha preso come riferimento la Lombardia, una delle poche regioni ad aver completato una mappatura puntuale, dove su 5.470 edifici censiti 1.127 contengono materiali con amianto.
Proiettando quel dato sugli istituti costruiti tra gli anni Sessanta e Novanta, prima del divieto introdotto con la legge 257 del 1992, la stima degli edifici potenzialmente a rischio sul territorio nazionale supera le 14.000 unità.
Rischi naturali e assenza di climatizzazione
Dei 39.351 edifici scolastici attivi, 17.408 (il 44%) sorgono in zone ad elevata sismicità, ma soltanto il 4% circa ha beneficiato di interventi di adeguamento o miglioramento sismico. Quasi un edificio su cinque, il 19,2%, ricade in aree a pericolosità idraulica da moderata ad elevata, con un coinvolgimento di oltre un milione e 340mila studenti; le incidenze maggiori nella classe di pericolosità più alta riguardano Liguria, Emilia-Romagna e Calabria, mentre Emilia-Romagna e Toscana presentano i valori più elevati nella classe P4. Sono 5.113 gli istituti collocati in aree a rischio frana, il 13% del totale, con Toscana e Campania in testa per numero di edifici esposti. A completare il quadro c'è l'assenza di impianti di climatizzazione, presenti solo nel 7,42% dei plessi, e di impianti solari termici, che si fermano al 2,45%. I fondi del Pnrr hanno coperto parte del ritardo: il 61% dei 9.527 interventi previsti risulta completato o in collaudo, ma restano forti ritardi sugli asili nido e sulle mense, presenti in poco più di una scuola su tre.
Secondo Adriana Bizzarri di Cittadinanzattiva, i dati «evidenziano una situazione critica che non possiamo più ignorare» e servirebbe un investimento costante di un miliardo all'anno per la sicurezza degli edifici.
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