Il freddo entra in aula, tra crolli e proteste: scuole italiane in emergenza strutturale

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La ripresa delle lezioni dopo le vacanze natalizie ha portato alla luce, con una crudezza inaspettata, la crisi strutturale che affligge molti edifici scolastici, costringendo migliaia di studenti a frequentare aule in condizioni spesso proibitive. Un quadro che non si limita al semplice disagio termico, causato dalla difficoltà di riscaldare ambienti rimasti chiusi durante le festività, ma che denuncia un più profondo e radicato degrado degli immobili adibiti a istruzione, come documentato da una serie di segnalazioni precise giunte da diverse regioni.

Il dossier nel Lazio: dal soffitto crollato alle finestre rotte

Nel Lazio, la Rete degli Studenti Medi ha raccolto un vero e proprio dossier di criticità, elencando casi di ordinaria emergenza che vanno ben oltre la temperatura delle aule. Si parla, ad esempio, di infiltrazioni d'acqua così invasive da rendere inagibili i bagni e costringere alla disattivazione dei termosifoni, come accaduto all'istituto Luca Paciolo di Bracciano, o di situazioni in cui parti dell'edificio, come un soffitto, hanno ceduto. Altre segnalazioni riguardano vetrate rotte che lasciano entrare il gelo, il che costituisce un evidente problema di sicurezza oltre che di comfort, in strutture che mostrano i segni di una manutenzione insufficiente e di un lento, inesorabile, declino.

La protesta al Nord: lezioni con il cappotto e uscite anticipate

Scenari non dissimili si sono registrati al Nord, dove il freddo pungente di questi giorni ha esasperato le difficoltà. All'istituto Bernocchi di Legnano, vicino Milano, alcuni ragazzi hanno scelto di abbandonare le lezioni in anticipo, protestando contro il gelo percepito in classe nonostante le rassicurazioni della dirigenza sull'efficienza dell'impianto di riscaldamento. Quest'ultima ha spiegato che la difficoltà è stata riscaldare "in maniera corretta ambienti molto ampi" dopo una chiusura prolungata, una dinamica che, seppur comprensibile sul piano tecnico, non attenua la sensazione di disagio provata da chi, come riportato, segue le lezioni indossando il cappotto.

Il dato nazionale: otto studenti su dieci battono i denti

A confermare che si tratta di un malessere diffuso, e non di episodi isolati, ci pensa un'indagine condotta su un ampio campione di ragazzi, la quale ha rilevato che circa l'ottanta per cento degli intervistati ha sofferto il freddo al rientro in classe. Di questi, una parte significativa ha segnalato un disagio superiore alla norma, un dato che appare strettamente connesso alla vetustà del parco edilizio scolastico nazionale, che per una consistente porzione risale a un'epoca antecedente gli anni Settanta. Riscaldare in modo uniforme tali ambienti, specie dopo un periodo di spegnimento e in condizioni climatiche avverse, si trasforma così in un'operazione complessa e dai costi elevati, i cui risultati, spesso, non arrivano a coinvolgere tutti i banchi.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.