Isis, scontro al confine e ferrovie dimenticate: i fatti del giorno

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il ministro degli Esteri giordano, intervenendo sulla recente operazione militare condotta dagli Stati Uniti in territorio siriano, ha definito l’Isis «un pericolo per tutto il Medio Oriente», sottolineando così la motivazione principale che ha spinto Amman a partecipare all’azione. La sua dichiarazione, che ha toccato anche la complessa questione della Striscia di Gaza, si inserisce in un quadro di sicurezza regionale sempre più frammentato e sotto pressione, dove l’azione dei gruppi jihadisti, benché territorialmente ridimensionata, continua a rappresentare una minaccia strategica e operativa di prim’ordine.

L’ombra dello Stato Islamico e il lutto americano

Proprio la persistenza di tale minaccia si è tragicamente materializzata pochi giorni fa in un’imboscata nel deserto siriano, dove hanno perso la vita due membri della Guardia Nazionale dell’Iowa e un interprete civile statunitense. Le salme dei due militari, ai quali è stata conferita postuma la promozione a sergente maggiore, sono state rimpatriate nella base di Des Moines, in una cerimonia che ha riportato l’attenzione sui rischi permanenti dei contingenti dispiegati in quell’area. L’attacco, rivendicato da miliziani affiliati allo Stato Islamico, dimostra come la capacità offensiva del gruppo, nonostante le dichiarazioni di sconfitta di cui si è molto parlato, rimanga tutt’altro che annientata, richiedendo una vigilanza costante e operazioni mirate.

Una crisi di confine nel sud-est asiatico

Mentre la situazione in Medio Oriente rimane tesa, un altro focolaio di crisi internazionale si è riacceso con forza nella regione del sud-est asiatico, dove Cambogia e Thailandia si scambiano accuse reciproche di aggressione lungo il loro confine conteso. Da una parte Phnom Penh denuncia il ricorso a bombardamenti condotti con velivoli di tipo F-16, dall’altra Bangkok parla di attacchi notturni sferrati da forze cambogiane, in un braccio di ferro che ha già costretto alla fuga oltre mezzo milione di persone. I negoziati, per quanto in corso, non sono ancora riusciti a placare un’escalation che rischia di destabilizzare ulteriormente l’area.

Storie di lavoro e di archeologia industriale

In un registro completamente diverso, ma ugualmente significativo, si colloca la storia delle Ferrovie Meridionali Sarde, nate negli anni Venti del secolo scorso in regime di concessione. Quel sistema ferroviario, che per oltre quattro decenni ha svolto un ruolo vitale per l’economia locale trasportando carbone e minatori nella regione del Sulcis, costituisce oggi un capitolo di archeologia industriale. Sopravvissute alle difficoltà del secondo conflitto mondiale, quelle linee furono poi progressivamente abbandonate, sopraffatte dalla concorrenza del trasporto su gomma e dal cambiamento degli equilibri energetici mondiali, lasciando dietro di sé una traccia silenziosa del passato produttivo dell’isola.

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