La suggestione Osimhen-Juventus si scontra con la clausola "anti-Italia" voluta da De Laurentiis

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La notte dell’Allianz Stadium ha regalato un paradosso calcistico difficile da ignorare: Victor Osimhen, con un gol pesantissimo nei tempi supplementari, ha condannato la Juventus all’eliminazione dalla Champions League, ma al tempo stesso ha alimentato nel pubblico bianconero un sogno proibito in ottica futura. L’attaccante nigeriano, decisivo per il Galatasaray nella doppia sfida dei playoff, ha evitato accuratamente qualsiasi esultanza dopo la rete del momentaneo 3-1, un gesto controllato che ha inevitabilmente scatenato interpretazioni e illazioni. A freddo, lo stesso Osimhen ha chiarito il motivo di quel contegno: “Non c’era nulla da festeggiare”, ha spiegato, e l’astensione dalla gioia sfrenata andava letta principalmente come un omaggio a Luciano Spalletti, l’allenatore che a Napoli lo ha trasformato in un attaccante da Pallone d’Oro -3-7. A questo si aggiunge una foto diventata virale, quella con Alessandro Del Piero, corredata da un commento social che parlava di “privilegio” nell’aver incontrato uno dei più grandi di sempre -4. Tutti elementi che, messi in fila, disegnano una trama suggestiva: il centravanti che punisce la Signora ma che, forse, alla Signora non dispiacerebbe appartenere.

Eppure, chiunque si illuda di poter presto vedere Osimhen con la maglia a strisce deve fare i conti con un muro contrattuale eretto con cura da Aurelio De Laurentiis. Quando il patron del Napoli ha ceduto il suo gioiello al Galatasaray nell’estate del 2025 per una cifra intorno ai 75 milioni di euro, non si è limitato a incassare l’assegno: ha inserito una clausola difensiva pensata per blindare il mercato italiano -1-4. Una clausola, definita “anti-Italia”, che rimarrà in vigore per ventiquattro mesi, ovvero fino al settembre del 2027. Il meccanismo è semplice ma spietato: se il club turco dovesse vendere Osimhen a una squadra della Serie A, sarebbe costretto a versare al Napoli una penale aggiuntiva di 70 milioni di euro nel primo anno di validità dell’accordo, cifra che scende a 50 milioni nel secondo -8. Non è finita, perché gli azzurri manterrebbero anche una percentuale del 10 per cento su una futura rivendita, un ulteriore ostacolo che rende l’operazione proibitiva sotto il profilo economico -1.

Un ingaggio fuori mercato e i segnali di un attaccante legato al suo passato

Ma la clausola, per quanto pesante, non rappresenta l’unico scoglio. Osimhen guadagna attualmente 15 milioni di euro netti a stagione, una cifra che con i bonus può lievitare fino a toccare i 21 milioni -4. Si tratta di parametri che nessuna società italiana, Juventus compresa, può permettersi di sostenere in questo momento storico, anche perché non sarebbe più possibile usufruire del Decreto Crescita, il cui beneficio fiscale agevolava l’ingaggio di grandi calciatori dall’estero -1. L’unica via percorribile, una sorta di zona grigia, sarebbe quella di un negoziato diretto tra un club italiano e il Napoli per trovare un accordo che aggiri la penale, magari inrandola nel prezzo del cartellino. Resta però il nodo dell’ingaggio, una montagna che appare al momento insormontabile per qualsiasi dirigenza della penisola.

Al netto delle difficoltà, il feeling tra Osimhen e l’ambiente juventino appare sempre più evidente. Il nigeriano, intervistato alla vigilia della sfida di Torino, non aveva nascosto il suo apprezzamento per Spalletti, descrivendo l’ex tecnico azzurro come un uomo che “dormiva nel centro sportivo” pur di tirar fuori il meglio dalla squadra -4. Quella gratitudine profonda, quasi filiale, spiega la scelta di non esultare in uno stadio in cui, peraltro, la sua squadra stava soffrendo più del dovuto contro dieci uomini. E se da un lato il giocatore parla di privilegio e rispetto, dall’altro c’è un dato concreto: il Galatasaray ha investito una cifra importante per averlo e difficilmente lo lascerà partire a meno di un’offerta faraonica. Per ora, la suggestione può continuare a vivere solo sui social e nei sogni dei tifosi, perché la realtà contrattuale, fatta di penali e clausole studiata a tavolino, ha trasformato il ritorno in Serie A di Osimhen in un’utopia a tempo determinato.

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