Monserrato, soffoca la moglie malata e chiama il 112: “Ho ucciso mia moglie”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   “Ho ucciso mia moglie”. Poche parole, pronunciate al telefono con i carabinieri, hanno squarciato il silenzio di un pomeriggio qualunque in via Boezio, a Monserrato, alle porte di Cagliari. È stato lo stesso uomo a comporre il numero d’emergenza, intorno alle 14.30, dopo aver soffocato la consorte con un cuscino nella camera da letto della loro abitazione.

Giovanni Secci, 81 anni, ex collaboratore scolastico, non ha tentato la fuga né ha opposto resistenza: quando i militari della Compagnia di Quartu Sant’Elena sono entrati nell’appartamento, lo hanno trovato in cucina, in evidente stato di choc, con le mani tra i capelli. Accanto a lui, ormai senza vita, c’era Mariolina Seguri, sua coetanea e moglie da cinquant’anni.

La ricostruzione di un dramma annunciato

Secondo quanto ricostruito finora, la donna sarebbe stata costretta a letto dopo il pranzo. Il figlio della coppia, che vive con loro, l’aveva accompagnata in camera prima di uscire per recarsi al lavoro. Rimasti soli, l’uomo avrebbe afferrato un cuscino e l’avrebbe premuto sul volto della moglie fino a provocarne la morte per asfissia. Non ci sono stati testimoni diretti dell’omicidio, avvenuto in pochi istanti e nel silenzio più assoluto: nessun vicino ha riferito di aver sentito urla o rumori sospetti provenire dall’appartamento al secondo piano.

Prima di chiamare il 112, Secci avrebbe contattato telefonicamente il figlio, annunciandogli ciò che aveva appena commesso: “Mamma è morta, sono stato io”. La richiesta di raggiungerlo a casa è stata immediata, ma quando il giovane è arrivato i carabinieri erano già sul posto.

Le condizioni di salute della vittima

Mariolina Seguri, casalinga, non era più autosufficiente da diversi anni. Chi la conosceva parla di un progressivo peggioramento delle sue condizioni psichiche e fisiche, con problemi alla vista e una crescente perdita di lucidità che rendevano necessario un accudimento continuo. L’assistenza quotidiana gravava interamente sulle spalle del marito che, superati gli ottant’anni, avrebbe confessato ai militari di non riuscire più a sostenere quel peso.

Non si tratta di una giustificazione, ma di un movente che gli inquirenti stanno cercando di delineare con precisione: la Procura di Cagliari, rappresentata dal sostituto procuratore Enrico Lussu, ha aperto un fascicolo per omicidio volontario e ha disposto il trasferimento della salma all’Istituto di medicina legale dell’ospedale Brotzu. L’autopsia, affidata al medico legale Roberto Demontis, è prevista per lunedì e servirà a stabilire con certezza le cause del decesso e l’eventuale presenza di segni di colluttazione.

L’arresto e gli accertamenti tecnici

Dopo un primo interrogatorio informale, Giovanni Secci è stato portato in caserma e sottoposto a fermo. L’accusa formalizzata è quella di omicidio volontario, reato che l’articolo 575 del codice penale punisce con la reclusione non inferiore a ventuno anni. Gli investigatori, coordinati dal tenente colonnello Francesco Donvito e dal capitano Gianmarco Diadone, hanno sequestrato i cuscini della camera da letto e altri elementi ritenuti utili alla ricostruzione della dinamica.

Il figlio della coppia verrà ascoltato nelle prossime ore, così come alcuni vicini di casa che potrebbero fornire dettagli sulla vita della famiglia. Al momento del fatto, nell’appartamento non c’erano altre persone: le voci circolate in un primo momento sulla presenza di familiari durante l’aggressione sono state smentite dagli accertamenti.

Il quadro familiare e il silenzio dei servizi sociali

La coppia si era trasferita in via Boezio da qualche anno, dopo aver vissuto a Cagliari. I vicini li descrivono come persone riservate, abitudinarie, poco inclini a confidarsi. Il sindaco di Monserrato, Tomaso Locci, ha definito quanto accaduto “l’epilogo di un disagio che andava avanti da tempo”, precisando che i coniugi non erano seguiti dai servizi sociali del comune. Un unico contatto, risalente allo scorso agosto, era avvenuto per motivi diversi dall’assistenza alla donna.

Secondo il primo cittadino, non sarebbe mai giunta alcuna richiesta d’aiuto da parte di Secci, né segnalazioni da parte di terzi. La Procura ha comunque disposto ulteriori verifiche per chiarire se esistessero elementi che avrebbero potuto far emergere prima la situazione di difficoltà della famiglia.

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