Alberto Stefani, la mossa a sorpresa: prima legge sui caregiver prendendo la proposta del Pd
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Redazione Interno
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Alberto Stefani ha scelto di marcare il suo ingresso in Consiglio regionale a palazzo Ferro Fini con un gesto politico inaspettato, che ha volutamente spezzato il rituale formale della presentazione della Giunta e del programma di governo. Arrivato in Aula con puntualità nonostante l'anticipo dell'orario di convocazione disposto dal presidente del Consiglio Luca Zaia, il governatore del Veneto è rimasto al suo posto per oltre quattro ore, ascoltando con attenzione gli interventi dell'opposizione e di una parte della maggioranza, per poi replicare meticolosamente a ciascuno di essi. Una presenza fisica e ideale, la sua, che ha voluto sottolineare rispondendo a un ringraziamento per la permanenza in aula: «Io non solo non mi muoverò fisicamente da quest'Aula, ma non mi muoverò nemmeno idealmente da questa posizione di rispetto nei confronti di chi è seduto in quest'Aula», ha dichiarato, fissando così un tono di confronto diretto e permanente.
Il programma che punta sui legami sociali
Nel delineare le linee programmatiche per la XII Legislatura, Stefani ha collocato al centro della sua visione di governo i giovani, con le loro prospettive future, e gli anziani, la cui solitudine cresce insieme all'età, senza tralasciare il ruolo cruciale delle famiglie che li sostengono. Un quadro che, pur nella sua essenzialità, ha preparato il terreno per l'annuncio che ha sorpreso l'assemblea. Dopo la surroga formale dei consiglieri nominati assessori, avvenuta per alzata di mano come da prassi, il presidente ha infatti deciso di modificare il copione previsto per la sua dichiarazione d'intenti.
La svolta sul protocollo e la proposta condivisa
«Oggi vorrei cambiare il protocollo – ha affermato Stefani – perché di solito si presentano proposte di legge nuove». Rompendo questa consuetudine, il governatore ha invece indicato come sua priorità legislativa assoluta un testo già depositato e presentato dal gruppo del Partito Democratico, quello dedicato al riconoscimento e al sostegno dei caregiver familiari. «La prima legge? Per chi assiste i disabili», ha dichiarato, lanciando una sfida all'Aula e al caìgo politico che spesso avvolge i palazzi del potere: approvare insieme quella proposta entro i prossimi sei mesi. Una mossa che, oltre a rilanciare un tema sociale urgente, sembra voler tradurre in atto concreto il richiamo al dovere di «guardare alle prossime generazioni, di guardare avanti, di guardare lontano», principio statutario citato nel suo discorso.
Una priorità che viene dal dibattito in Aula
L'iniziativa di Stefani non nasce dal nulla, ma attinge direttamente dal dibattito parlamentare regionale, scegliendo deliberatamente uno dei primi dieci testi già presentati in questa legislatura e dando così immediata concretezza al suo impegno di ascolto. Concentrandosi sui fatti dell'agone politico regionale, l'annuncio segna un possibile cambio di passo nelle dinamiche consiliari, spostando l'attenzione su una questione di welfare che tocca da vicino migliaia di nuclei familiari, e lo fa attraverso un metodo che privilegia la ricerca di un terreno legislativo condiviso, almeno su questo specifico provvedimento, superando le tradizionali barriere tra maggioranza e opposizione.
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