Primo caso umano di aviaria in Europa, il paziente è un ragazzo di 30 anni ricoverato a Monza
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Redazione Salute
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Il primo caso umano di influenza aviaria A-H9N2 mai registrato in Europa è stato accertato in Lombardia, un evento che ha immediatamente attivato i protocolli di sorveglianza epidemiologica sull’intero territorio regionale. Il paziente, un ragazzo di trent’anni, era arrivato all’aeroporto di Milano Malpensa proveniente da un paese africano, e già durante il viaggio o subito dopo l’atterraggio, ha iniziato a manifestare sintomi che, sebbene descritti come “molto simili a quelli di una normale influenza”, si sono rivelati sufficientemente gravi da rendere necessario il ricovero.
Il ricovero al San Gerardo e le condizioni del paziente
Condotto al pronto soccorso dell’ospedale San Gerardo di Monza, il trentenne – la cui situazione clinica di base è resa più complessa dalla presenza di altre patologie pregresse, elementi che lo hanno reso particolarmente vulnerabile – è stato sottoposto a una serie di accertamenti diagnostici. Sono stati proprio questi esami a confermare la positività al virus influenzale A-H9N2, un sottotipo dell’aviaria caratterizzato generalmente da una bassa patogenicità, ma che in soggetti definiti dagli stessi sanitari come “fragili” può determinare complicazioni significative. I medici lo hanno descritto come una persona con malattie concomitanti, e il suo quadro clinico attuale riflette l’interazione tra l’infezione virale e le condizioni di salute preesistenti.
La risposta della rete di sorveglianza e i contatti negativi
Immediatamente dopo l’identificazione del caso, si è mobilitata la Rete One Health per il monitoraggio dell’Influenza aviaria dell’Istituto superiore di sanità, che ha coordinato le operazioni di tracciamento. L’indagine epidemiologica ha permesso di rintracciare tutte le persone che sono entrate in contatto con il ragazzo: non solo i sanitari che lo hanno assistito e i familiari, ma anche gli altri passeggeri che viaggiavano sul suo stesso volo. A tutti loro sono stati somministrati i test per verificare un’eventuale trasmissione del virus. Secondo quanto reso noto dal Centro di referenza per l’aviaria, tutti i tamponi effettuati su questi contatti sono risultati negativi, escludendo al momento la circolazione del virus al di fuori del paziente.
Il virus A-H9N2: caratteristiche e dinamiche di trasmissione
Per comprendere la portata di questo accertamento, gli esperti dell’Istituto superiore di sanità hanno chiarito alcuni aspetti fondamentali del virus. L’influenza aviaria è, per sua definizione, un’infezione virale che si verifica prevalentemente negli uccelli, e la sua comparsa nell’uomo rappresenta un evento di spillover, cioè il salto di specie. Nel caso specifico dell’A-H9N2, identificato in Lombardia, si tratta di un virus a bassa patogenicità, il che spiega perché, in individui sani, l’infezione possa manifestarsi con sintomi lievi. Il dato rilevante, nel caso del paziente di Monza, è che la provenienza da un paese extraeuropeo fa propendere per un contagio avvenuto nel paese d’origine, dove il virus circola probabilmente negli allevamenti avicoli, piuttosto che durante la permanenza in Italia. La circostanza che tutti i contatti stretti – inclusi quelli avvenuti durante il viaggio – siano risultati negativi, rafforza l’ipotesi che, in questo specifico sottotipo, la trasmissione sostenuta da uomo a uomo non sia ancora avvenuta.




