Il primo caso umano di influenza aviaria H9N2 in Italia, individuato in Lombardia: il ruolo del San Matteo e la gestione senza criticità
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Redazione Salute
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È stato individuato in Lombardia, e più precisamente grazie all’attività di sorveglianza sanitaria regionale, il primo caso europeo di infezione umana da virus influenzale A(H9N2), una variante dell’influenza aviaria a bassa viralità che finora non aveva mai fatto registrare episodi di questo tipo nel continente. Il paziente, un ragazzo di vent’anni atterrato nella notte fra giovedì 19 e venerdì 20 a Milano-Malpensa, si trova attualmente ricoverato all’ospedale San Gerardo di Monza; una circostanza, quest’ultima, che ha reso possibile l’isolamento del soggetto in una struttura già predisposta alla gestione di quadri clinici complessi. Il ragazzo, come hanno fatto sapere fonti del ministero della Salute, presenta una costituzione fragile ed è affetto da altre malattie concomitanti, elementi che hanno reso particolarmente delicato il suo quadro clinico pur non alterando, secondo gli esperti, il profilo di rischio per la collettività.
La diagnosi decisiva del Policlinico San Matteo e la rete di sorveglianza
È stato il Policlinico San Matteo di Pavia a giocare un ruolo decisivo nella conferma diagnostica, avvenuta attraverso analisi molecolari che hanno permesso di caratterizzare con precisione il sottotipo virale. Il lavoro di laboratorio, inserito in una più ampia rete di sorveglianza regionale, ha consentito una gestione tempestiva dell’episodio, evitando che si determinassero ricadute sul fronte della salute pubblica. E proprio la tempestività dell’identificazione, unita alla pronta attivazione delle procedure previste per i patogeni a potenziale zoonotico, ha fatto sì che il caso rimanesse circoscritto al singolo paziente, senza che si siano rilevati rischi di esposizione per altre persone. In questo senso, il ministero della Salute ha chiarito che non esistono, allo stato attuale, segnali di trasmissione interumana del virus.
Un caso importato dall’estero, nessun allarme secondo gli esperti
Si tratta di un’infezione contratta al di fuori dei confini nazionali, in un Paese extraeuropeo, come hanno ricostruito gli accertamenti epidemiologici avviati subito dopo il ricovero. Il ceppo H9N2, pur essendo una variante dell’influenza aviaria, è caratterizzato da una bassa viralità nell’uomo, e gli episodi documentati a livello globale sono stati finora sporadici e quasi sempre riconducibili a contatti diretti con volatili infetti. L’epidemiologo Gianni Rezza, intervenuto a commento del caso, ha invitato a non parlare di allarme: non c’è alcun rischio immediato per la popolazione e non si registrano elementi che facciano pensare a una diffusione locale del virus. Una valutazione, quella dell’esperto, che si allinea con le comunicazioni ufficiali del ministero e con quanto dichiarato dal presidente della regione Lombardia, Attilio Bertolaso, secondo il quale non si rilevano criticità.
Il quadro clinico del paziente e le misure adottate a Monza
Il giovane, arrivato a Milano-Malpensa nella notte tra giovedì e venerdì, è stato trasferito all’ospedale San Gerardo di Monza, dove è tuttora ricoverato. La sua condizione, segnata da una fragilità di base e dalla presenza di altre patologie, ha richiesto un approccio terapeutico attento, ma i sanitari hanno escluso che l’infezione da H9N2 abbia assunto connotati di gravità eccezionale rispetto al quadro generale. Proprio il contesto clinico del paziente, d’altra parte, ha reso più evidente l’importanza della diagnosi precoce: senza l’identificazione tempestiva del virus – un risultato ottenuto grazie alle analisi molecolari condotte dal San Matteo – la gestione del caso avrebbe potuto incontrarsi con maggiori difficoltà, in particolare nella fase di isolamento e nella valutazione dei contatti. Nessuna delle persone che hanno avuto relazioni con il ragazzo prima del ricovero ha sviluppato sintomi riconducibili all’infezione, elemento che rafforza la tesi della mancata trasmissibilità interumana del ceppo.




