Il governo Ue appeso a un filo
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Redazione Interno
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Le audizioni dei 26 commissari nominati da Ursula von der Leyen sono terminate, ma l'accordo in merito alla votazione del Parlamento europeo, che dovrebbe dare il via libera definitivo all'esecutivo dell'Ue, non risulta davvero saldo. Oltre ai contrasti e alle riserve relative ad alcune nomine chiave, come quella della vicepresidente Teresa Ribera e del vicepresidente esecutivo Raffaele Fitto, resta da capire se esista ancora una maggioranza stabile in grado di sostenere la squadra delineata da von der Leyen in collaborazione con i capi di governo degli Stati membri.
Teresa Ribera, socialista spagnola, è al centro della bufera per il suo ruolo di Commissaria europea alla Transizione pulita, giusta e competitiva e alla Concorrenza, incarico che comporta l'attuazione di buona parte del Green Deal Ue. La sua nomina è contestata dai popolari, mentre i socialisti sono in stallo su Raffaele Fitto, l'italiano designato come vicepresidente esecutivo. Questo doppio veto incrociato mette in discussione l'intera Commissione europea, compresa la sua presidente.
Ursula von der Leyen ha schierato i suoi mediatori principali per superare i veti incrociati, ma la situazione rimane critica. Nessuno dei gruppi parlamentari sembra disposto a cedere, e c'è già chi pensa di risolvere il problema alla radice sostituendo von der Leyen. In questo contesto di incertezza, emerge anche il nome di Mario Draghi come possibile soluzione alternativa per la presidenza della Commissione.
La tensione è palpabile e il futuro della nuova Commissione europea è appeso a un filo.




