Il governo italiano contro Trump: "Sbaglia sull'Ucraina", ma la sovranità tecnologica resta un miraggio

Il governo italiano contro Trump:Sbaglia sull'Ucraina", ma la sovranità tecnologica resta un miraggio
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   A Palazzo Chigi la linea è ormai consolidata: Donald Trump sbaglia. Non è più soltanto un tema di politica estera o di alleanze transatlantiche, ma una questione che tocca la credibilità del governo italiano e la sua capacità di tenere insieme la fedeltà all'Ucraina con i rapporti, sempre più complicati, con l'amministrazione repubblicana.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è arrivata nella notte, con l'ultimo colpo inferto dal presidente americano a Kiev: la revoca delle sanzioni e dei dazi alla Russia previsti dal Graham Act, un provvedimento che il Congresso aveva approvato a settembre e che Trump ha svuotato con un decreto firmato venerdì sera, invocando l'interesse nazionale degli Stati Uniti.

La posizione del governo Meloni

La lettura che circola tra i consiglieri della presidente del Consiglio è tranchant: si tratta di un baratto in vista delle elezioni di mid-term, un tentativo di recuperare voti sulla pelle degli ucraini. Una valutazione che il governo non ha mai formalizzato in una dichiarazione ufficiale, ma che traspare dalle parole dei ministri.

Antonio Tajani, vicepremier ed esponente di Forza Italia, è stato il primo a rompere gli indugi: la revoca delle sanzioni al petrolio russo da parte degli Stati Uniti è "un errore per l'Ucraina", ha detto a Capri, a margine del convegno dei giovani imprenditori di Confindustria, ricordando che l'Europa ha appena approvato sanzioni contro 1.500 russi legati alla rete della difesa. "Non credo si debbano fare troppi regali alla Russia", ha aggiunto, rivendicando la linea italiana del sostegno a Kiev e della pressione sanzionatoria su Mosca.

Crosetto e l'errore sui satelliti

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha rincarato la dose, scegliendo un palcoscenico internazionale. In un'intervista alla Bbc, ha definito "un errore completo, un grave errore" la decisione americana di limitare l'accesso dell'Ucraina ai sistemi satellitari e alle informazioni di intelligence utilizzate per difendersi dagli attacchi russi. Per Crosetto quella mossa "non ha assolutamente senso" e rischia di prolungare l'invasione su vasta scala, perché la pace arriverà soltanto quando Vladimir Putin sarà convinto di trovarsi in una situazione di stallo.

"Se vede delle debolezze da parte ucraina, e se gli Stati Uniti privano l'Ucraina delle risorse, questo crea debolezza, allora crederà di poter vincere. Quindi continuerà la guerra", ha avvertito il ministro, che ha anche promesso che il sostegno militare italiano proseguirà "finché questo governo sarà in carica", pur ammettendo che ottenere l'approvazione del Parlamento per ulteriori consegne sarà più difficile con l'avvicinarsi delle elezioni.

Il paradosso della sovranità tecnologica

C'è però un cortocircuito che Crosetto conosce bene, e che riguarda direttamente l'Italia. Nelle stesse ore in cui accusava Washington di privare Kiev delle risorse satellitari, il ministro della Difesa partecipava alla presentazione del computer quantistico Volta B1, un sistema da oltre 4.400 qubit installato a Como, per rivendicare la necessità di una sovranità tecnologica italiana ed europea.

"La tecnologia è potere e la sovranità è irrinunciabile", ha detto Crosetto, ponendo una domanda al Paese: "Vogliamo dipendere dalle tecnologie degli altri o contribuire a costruire quelle di domani?". La risposta, per ora, non è incoraggiante. L'Italia dipende dagli Stati Uniti e dalla Cina per gli investimenti e i dispositivi in settori chiave come il cloud, i data center, la posta della pubblica amministrazione, le telecomunicazioni e il 5G. Esiste persino la possibilità tecnica del cosiddetto "kill switch": staccare la spina, da remoto, premendo il pulsante off.

Un'eventualità che in tempi di pace può restare nascosta, ma che negli scenari di guerra diventa un'arma vera e propria, come dimostra proprio il caso Starlink in Ucraina.

La strategia della tensione e le dipendenze nascoste

La questione non è soltanto ucraina. In diversi report dei servizi segreti europei inizia a circolare la formula "strategia della tensione" in relazione alla politica di aggressione russa, una linea che riguarda la guerra ibrida con cadenza quotidiana ma che illumina anche il rischio di attentati a infrastrutture e obiettivi sensibili.

Crosetto, nella sua intervista alla Bbc, ha parlato di "centinaia" di attacchi informatici ogni giorno contro l'Italia, attribuendo parte dello scetticismo dell'opinione pubblica italiana sugli aiuti a Kiev a una campagna di disinformazione condotta da Mosca. Il punto, però, resta la dipendenza tecnologica: il Polo strategico nazionale, nato per custodire i dati sensibili della pubblica amministrazione, si appoggia a servizi gestiti in partnership con Google, Microsoft Azure, AWS e Oracle, secondo quanto ricostruito da un rapporto pubblicato lo scorso aprile.

La sovranità invocata dal ministro si scontra con un'architettura digitale che resta saldamente nelle mani delle big tech americane, le stesse che in teoria potrebbero azionare l'interruttore. Il governo italiano alza la voce contro Trump, ma la lezione ucraina dovrebbe valere anche per Roma.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.