Gaza, superate le soglie di carestia: Onu lancia l’allarme, Trump annuncia aiuti

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le agenzie delle Nazioni Unite non hanno più dubbi: nella Striscia di Gaza, dove il conflitto prosegue da mesi, gli indicatori legati alla sicurezza alimentare e alla nutrizione hanno ormai superato due delle tre soglie che definiscono lo stato di carestia. L’ultimo rapporto dell’IPC (Integrated Food Security Phase Classification), il sistema di allerta globale, descrive una situazione in cui «lo scenario peggiore si sta già verificando», con livelli di accesso al cibo crollati a cifre senza precedenti. Il World Food Programme (WFP) e l’UNICEF avvertono che il tempo per evitare una catastrofe umanitaria si sta esaurendo, mentre la distribuzione degli aiuti – ostacolata da blocchi e violenze – fatica a raggiungere la popolazione.

A smentire le dichiarazioni del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il quale ha più volte negato l’esistenza di una crisi alimentare, è intervenuto direttamente il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che durante un incontro con il premier britannico Keir Starmer in Scozia ha parlato di «carestia reale» annunciando piani per l’apertura di centri di distribuzione. Sebbene i dettagli operativi non siano ancora chiari, la mossa segna una presa di posizione in controtendenza rispetto alle valutazioni di Tel Aviv, che continua a insistere sulla sufficiente disponibilità di generi di prima necessità.

I dati dell’Onu, tuttavia, raccontano un’altra storia. Nelle aree più colpite, come il nord della Striscia, il consumo di cibo è diminuito drasticamente, con famiglie costrette a saltare i pasti o a nutrirsi con quel poco che riescono a reperire. Le condizioni igieniche, aggravate dalla mancanza di acqua pulita e dai sistemi fognari collassati, hanno accelerato il diffondersi di malattie, mentre gli sfollati – oltre un milione e mezzo – vivono in accampamenti sovraffollati e privi di servizi. «Non si tratta più di previsioni, ma di fatti concreti», sottolinea il rapporto, che invita la comunità internazionale a «intervenire immediatamente».

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