Meloni e Giorgetti preparano la manovra, le banche nel mirino

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il governo definisce i contorni della prossima legge di bilancio, che si annuncia già ricca di interventi, alcuni dei quali destinati a far discutere. Tra i pilastri su cui si reggerà il provvedimento, come più volte anticipato, figurano il taglio strutturale dell’Irpef, concepito per alleggerire la pressione fiscale sul ceto medio, e una nuova edizione della cosiddetta “pace fiscale”, strumento controverso che il ministro dell’Economia continua a caldeggiare. A questi si aggiunge, dopo un lungo dibattito, la possibilità di un contributo una tantum a carico degli istituti di credito, una misura che è stata ufficialmente inserita nel menù della manovra.

La posizione di Giorgia Meloni sul prelievo bancario

A parlarne, con un tono che ha voluto subito distinguersi da qualsiasi retorica punitiva, è stata direttamente la premier Giorgia Meloni, durante la sua apparizione a Porta a Porta. «Non ho intenti punitivi verso il sistema bancario, che è un asset della nazione», ha dichiarato, per poi aggiungere, con un ragionamento che delinea una precisa responsabilità: «Confido si possa trovare una soluzione anche quest’anno, perché c’è chi ha potuto contare su uno scenario migliore, anche generato da quello che la politica ha fatto». Un riferimento, quest’ultimo, che sembra alludere ai margini di utile che le banche hanno saputo sfruttare in un contesto economico alterato dalle decisioni di politica monetaria. Ci sono, ha sottolineato la presidente, «degli italiani che però ancora vanno messi in sicurezza», ed è a loro che, idealmente, dovrebbero andare le risorse che si chiede al settore di versare, così come già avvenuto lo scorso anno.

L'ultimatum di Giancarlo Giorgetti alle banche

Sulla stessa linea, seppur con accenti diversi e ben più marcatamente politici, si è espresso il ministro Giancarlo Giorgetti, intervenuto al convegno della Lega a Livorno. Il titolare del Tesoro, senza usare mezzi termini, ha dipinto un quadro in cui la sinistra riesce ad accedere al governo non attraverso il voto popolare, bensì «con un golpe giudiziario o finanziario», una lettura della storia recente del paese che ha utilizzato per giustificare il suo primo obiettivo: «Mettere in sicurezza il governo». Dal palco toscano, a pochi giorni dal vertice di maggioranza che dovrà delineare la manovra, Giorgetti ha lanciato un ultimatum agli istituti di credito, lasciando intendere che gli extraprofitti del settore rappresentano una risorsa che non si intende ignorare.

I pilastri della prossima manovra

Il suo è stato un discorso a tutto campo, che ha toccato i rapporti tra Stato, banche e imprese, e ha anticipato con chiarezza quelli che saranno i nodi cruciali della prossima legge di bilancio. Oltre alla misura sul sistema creditizio, che ormai sembra avere il via libera della premier, il ministro ha ribadito la centralità della riduzione del carico fiscale per i lavoratori dipendenti e delle iniziative per chiudere le controversie con l’erario, temi dei quali ha ampiamente trattato nelle scorse settimane. L’esecutivo, dunque, si appresta a varare un pacchetto di norme che punta a coniugare il sostegno al potere d’acquisto delle famiglie con un prelievo straordinario su un settore che, a suo dire, ha beneficiato di circostanze eccezionali.

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