Jonathan Rivolta, il trentatreenne che ha colpito a morte un rapinatore nella sua casa di Lonate Pozzolo
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Redazione Interno
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Diplomi di laurea, appesi con cura alle pareti di casa, ne contava due, più un ulteriore attestato che egli stesso, con un certo humour, definiva "mezzo". Jonathan Rivolta, il cui secondo nome Maria resta confinato all'anagrafe, aveva fissato un sacco da boxe sul balcone della villetta familiare a Lonate Pozzolo, in provincia di Varese. Su quella superficie lucida sono rimasti impressi i segni dei pugni e dei calci che, da cultore delle discipline marziali, il trentatreenne soleva sferrare, mantenendo viva una passione radicata in lui fin dagli anni della giovinezza. Proprio in quell'abitazione, nella mattinata del 14 gennaio, Rivolta, reduce da un turno di lavoro notturno, è stato bruscamente destato da rumori insoliti. Alzatosi per controllare, si è trovato davanti due estranei nella cucina di casa, mentre un terzo, come si appurerà, stazionava all'esterno dell'edificio.
La dinamica dello scontro nella villetta
Il fatto, che ha portato al ferimento mortale di uno degli intrusi, identificatosi poi come Adamo Massa, un pregiudicato di 37 anni di etnia sinti residente in un campo nomadi nelle vicinanze di Torino, è scaturito da una colluttazione. Rivolta, secondo quanto ricostruito, ha reagito all'intrusione armato di un coltello, colpendo l'uomo, giunto in casa con due complici con l'intento di derubare la famiglia. La reazione del giovane, descritta dai suoi familiari come un atto di difesa necessario di fronte a un'aggressione avvenuta tra le mura domestiche, ha immediatamente riacceso, come spesso accade in simili circostanze, il dibattito pubblico sul perimetro della legittima difesa.
Le reazioni politiche e la posizione della famiglia
In questo contesto, un gesto di vicinanza particolarmente rilevato dalla famiglia di Jonathan Rivolta è arrivato da Matteo Salvini, vicepremier e leader della Lega, il quale, attraverso un messaggio sulla piattaforma X, ha espresso "solidarietà a chi è stato aggredito in casa sua e si è difeso". I genitori del trentatreenne, attraverso un colloquio con la sindaca di Lonate Pozzolo Elena Carraro, che li ha visitati, hanno voluto ringraziare i politici che hanno mostrato sostegno, sottolineando come Salvini sia stato "il primo a spendere parole di sostegno". Il padre di Jonathan, dal canto suo, ha difeso con forza l'operato del figlio, affermando che egli "si è difeso, cosa avrebbe dovuto fare".
Il profilo di Jonathan Rivolta e gli sviluppi giudiziari
La figura di Jonathan Rivolta emerge, dai racconti di chi lo conosce, come quella di un giovane laureato sia in Scienze della comunicazione che in Economia, appassionato appunto di arti marziali, disciplina il cui allenamento costituiva per lui una pratica abituale, come testimonia il sacco da boxe sul balcone. L'episodio, inquadrato dalle autorità come un caso di legittima difesa, si inserisce in una cronaca nera che vede, purtroppo, intrusioni domestiche a scopo di rapina con esiti drammatici. Le indagini, come di consueto in questi casi, procedono per accertare ogni dettaglio della dinamica, mentre attorno al giovane si è stretto il supporto di familiari e amici, che ne difendono la condotta in una situazione di estremo pericolo personale.




