Corinne Clery e la richiesta di un tutore legale: "Il caso Sgarbi mi ha sconvolta, così dormo tranquilla"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il racconto, andato in onda nel salotto di Silvia Toffanin a Verissimo, riporta l’attenzione sulla frattura, ormai profonda come un solco, che divide l’attrice francese dal figlio Alexandre, un legame interrotto da nove anni e che l’interprete, oggi, non esita a definire privo di speranza. Al centro della disputa, che ha assunto i contorni di una battaglia legale, ci sono questioni economiche e patrimoniali che hanno progressivamente eroso ogni possibile dialogo, trasformando l’affetto in una causa giudiziaria. La Clery, con la franchezza che contraddistingue le sue apparizioni pubbliche, ha ripercorso le tappe di un progressivo allontanamento, partito da una richiesta di investimento che nascondeva, a suo dire, un intento ben diverso. "Mio figlio mi aveva chiesto di fare un investimento all’estero", ha spiegato, "ma i soldi andavano a lui. Da lì sono cominciati i grandi problemi". Un episodio che avrebbe aperto una crepa poi divenuta incolmabile, gettando le basi per anni di silenzi e incomprensioni -1.

La donazione del casale e il nodo della vendita

Il nodo principale del contendere, però, è materiale e si incarna in un casale, quello in cui l'attrice vive e che rappresenta per lei non solo una dimora ma un deposito di ricordi. La proprietà, come ha raccontato la stessa Clery, era stata da lei donata al figlio in un momento di particolare fragilità fisica e psicologica, spinta dalla paura e dalla convinzione di dover mettere in ordine i suoi affari prima di una fine che allora credeva imminente. "Da ottobre a fine dicembre 2013 sono stata malissimo a causa di un virus", ha rievocato l'attrice, spiegando le ragioni di quella scelta radicale. "In quei tre mesi ho fatto le peggiori cavolate e gli ho intestato tutto perché ho avuto paura e credevo davvero di andarmene" -1. Un gesto dettato dall'affetto e dal timore, che si è però ritorto contro di lei: il figlio, infatti, avrebbe manifestato l'intenzione di vendere quell'immobile, e nei giorni scorsi, precisamente lo scorso 5 febbraio, si è tenuta un'udienza proprio per discutere il futuro di quel casale, con l'attrice determinata a non lasciare la sua casa -2-6. È in questo quadro di tensione che si inserisce la decisione più recente e significativa, quella di nominare un legale come proprio tutore. Una scelta che la Clery motiva con un riferimento preciso all'attualità giudiziaria italiana, quello che ha coinvolto il critico d'arte Vittorio Sgarbi, le cui vicende personali e patrimoniali l'avrebbero profondamente colpita e, in un certo senso, messa in guardia.

"Ho chiesto un tutore per difendermi"

L'iter burocratico e legale intrapreso rappresenta una svolta nella strategia difensiva dell'attrice, che non vuole più correre rischi sul fronte della propria incolumità patrimoniale e personale. "Ho chiesto un tutore legale per me stessa prima che ci pensi qualcun altro", ha dichiarato senza mezzi termini, sottolineando la volontà di prevenire eventuali iniziative esterne che possano ledere la sua volontà -1. Il caso Sgarbi, in questo senso, ha agito da catalizzatore, da monito concreto su come le vicende giudiziarie possano intrecciarsi con la fragilità personale. "Il caso Sgarbi mi ha sconvolta", ha ribadito, aggiungendo con un certo sollievo: "Adesso dormo tranquilla perché so che se mi dovesse succedere qualcosa c'è qualcuno che mi può difendere" -1. La misura, insomma, è stata presa per tutelarsi da eventuali decisioni future che potrebbero vederla in una posizione di debolezza, garantendole che nessuno possa agire contro la sua volontà in modo legale. La paura di essere "toccata" o di subire iniziative unilaterali, specialmente in un momento di vulnerabilità, è stata alla base di questa richiesta formale.

Le accuse incrociate e le precisazioni dell'attrice

La vicenda, come spesso accade in queste laceranti dispute familiari, non si esaurisce però sul piano strettamente patrimoniale. Ci sono state anche querele e contro-querele, con il figlio che ha denunciato la madre per diffamazione, un fronte giudiziario parallelo che aggiunge ulteriore tensione a un rapporto già compromesso. A tal proposito, Corinne Clery ha voluto fare chiarezza su un punto specifico, respingendo con decisione l'ipotesi che siano mai state denunciate violenze fisiche. "Sono usciti articoli che parlano di violenze fisiche, non è vero", ha precisato, tracciando un confine netto tra la sua esperienza e alcune ricostruzioni giornalistiche -2-6. Ha però confermato un clima di costante pressione emotiva, parlando di "violenze psicologiche" subite, una dimensione più subdola e difficile da provare in aula, ma non per questo meno dolorosa per una madre -2. Nonostante tutto, dalle sue parole traspare oggi una ritrovata determinazione, una volontà di voltare pagina e di non lasciarsi più paralizzare dal dolore. "Basta lamentarsi, basta pensare che è tutto sbagliato", ha esclamato, quasi a voler tracciare una linea sotto il passato. "Non c'è più speranza per la me mamma, ma oggi non c'è nemmeno la rabbia. Io sono una guerriera, è andata così... pazienza" -2-6. Un'affermazione che suggella la definitiva chiusura di un capitolo della sua vita, quello della ricerca impossibile di una riconciliazione, a favore di una nuova fase incentrata sulla propria serenità e sulla difesa legale dei propri diritti.

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