Francesca Lollobrigida e quel quarto posto nella mass start: “Ho fatto una cazzata, dovevo partire prima”
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Redazione Sport
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Si è chiusa con un pizzico di amarezza, nonostante un bottino che profuma di leggenda, l’avventura di Francesca Lollobrigida alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026. Sul ghiaccio del Milano Speed Skating Stadium, l’azzurra ha dovuto accontentarsi del quarto posto nella mass start, l’ultima e imprevedibile gara di gruppo che assegna medaglie nel programma del pattinaggio di velocità. Un risultato che, per quanto possa apparire deludente agli occhi di chi l’aveva vista volare nelle prove individuali, va letto all’interno di un percorso trionfale: due ori olimpici vinti nei 3000 e nei 5000 metri, un’impresa che l’atleta di Frascati ha costruito con determinazione, superando persino i dubbi e le difficoltà dei mesi precedenti la rassegna iridata. La gara, come spesso accade in questo format, è stata una vera e propria partita a scacchi ad altissima velocità, e la pattinatrice italiana ne è stata la prima, e più lucida, critica al termine della prova -5.
“La gara di oggi era una gara di gruppo, molto imprevedibile: la ‘cazzata’ l’ho fatta io”, ha dichiarato a caldo Lollobrigida, analizzando con onestà i propri errori tattici. “Magari dovevo partire prima a lanciare la volata” -1. L’azzurra ha raccontato di essere rimasta imbottigliata nel gruppo, pagando forse un attimo di esitazione nel momento cruciale dello sprint finale. “Ho preso un po’ di sportellate, erano due olandesi, due canadesi, due americane; l’unica soluzione era lanciare la volata però sono rimasta dietro e lì ho perso la medaglia” -5. Una consapevolezza, la sua, che trasforma il quarto posto in un rimpianto ma non offusca certo lo splendore di una settimana che l’ha vista dominare le distanze lunghe, portando a casa due titoli che mancavano all’Italia nello speed skating femminile.
La tattica e il muro arancione nella volata finale
La mass start, si sa, è una disciplina che non perdona esitazioni e che premia chi sa leggere i tempi della corsa meglio degli avversari. Sull’anello milanese, Francesca Lollobrigida si è trovata a dover fronteggiare non solo la potenza delle avversarie dirette, ma anche una superiorità numerica che ha reso la gestione della volata ancora più complessa. Il successo è andato all’olandese Groenewoud, capace di uno scatto bruciante nel finale che le ha consegnato l’oro, mentre la canadese Blondin e la statunitense Manganello hanno completato il podio -4. Dietro di loro, la delusione dell’azzurra, che pure aveva provato a giocarsi le sue carte in una gara dove la strategia di squadra delle nazionali più blasonate, in particolare quella olandese, ha fatto la differenza. La pattinatrice italiana, in questo senso, era consapevole di essere rimasta isolata, senza un vero e proprio treno a proteggerla nel corso degli ultimi, concitati giri di pista, un elemento che in queste competizioni può rivelarsi decisivo -9.
La delusione per il podio sfumato, sebbene palpabile, non ha tuttavia scalfito la consapevolezza della portata storica di quanto fatto vedere in queste Olimpiadi. Due ori, tra l’altro, arrivati dopo un periodo complicato: il padre Maurizio, pattinatore anche lui e da sempre suo primo sostenitore, aveva rivelato nei giorni scorsi come a Natale la figlia, in lacrime, pensasse addirittura di non poter partecipare ai Giochi a causa di qualche problema fisico -3. Un retroscena che rende ancora più straordinario il suo essere riuscita a trasformare le paure in una doppietta d’oro, prima del confronto con la volata della mass start.
L’affetto del pubblico e il congedo da un’Olimpiade da ricordare
A emergere con forza, al termine della gara, è stato soprattutto il legame speciale instaurato con il pubblico di casa. Un calore che Francesca Lollobrigida ha voluto sottolineare con trasporto, quasi a voler mettere questo affetto sullo stesso piano, se non più in alto, delle medaglie vinte. “A parte i due ori mi porto a casa da questa Olimpiade l’amore che ho ricevuto e che continuo a ricevere dal pubblico italiano, è stato veramente una cosa impensabile per una che viene dal pattinaggio di velocità su ghiaccio” -5. Parole che rivelano la gratitudine di un’atleta capace di emozionare e di portare uno sport di nicchia sotto i riflettori, regalando all’Italia due delle gioie più luminose di questa edizione dei Giochi.
La prova sulla mass start, per quanto terminata ai piedi del podio, non cancella dunque quanto di buono fatto vedere in precedenza. L’azzurra ha chiuso la sua personale rassegna a Cinque Cerchi con la consapevolezza di aver firmato una prestazione memorabile, impreziosita da due ori che resteranno negli annali. La delusione per l’ultimo atto è umana e fisiologica, specie per una campionessa abituata a lottare sempre per la vetta, ma il suo 2026 olimpico resterà scolpito nella memoria come quello della consacrazione definitiva nel ghiaccio che conta.




