Trump e l'Ucraina: garanzie di sicurezza e il nodo della deterrenza

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre i cieli dell’Ucraina sono nuovamente solcati da sciami di droni russi, che hanno colpito anche la capitale Kiev, le cancellerie occidentali lavorano senza sosta alla definizione di quel complesso sistema di garanzie di sicurezza che dovrebbe costituire il pilastro portante di qualsiasi futuro accordo di pace. Fonti europee e ucraine, in un dialogo riservato con il Financial Times, hanno iniziato a delineare i contorni di un possibile schieramento che vedrebbe, in prima istanza, l’esercito di Kiev in prima linea, supportato però da un contingente multinazionale dislocato sul suo territorio.

Questo schieramento, che si prevede composto principalmente da forze europee con l’apporto di Paesi come Canada e Australia, opererebbe sotto un preciso mandato: un’attività di «intelligence» e di sorveglianza aerea, quest’ultima garantita dagli Stati Uniti, mentre truppe di nazioni neutrali potrebbero posizionarsi a ridosso della linea del fronte. Una configurazione, questa, che Mosca ha già avuto modo di criticare, ribadendo la sua storica contrarietà alla presenza di soldati Nato sul terreno, sebbene il Cremlino ammetta che la materia sia oggetto di negoziati riservati.

Il vero nodo irrisolto, tuttavia, rimane quello della deterrenza credibile. Analisti militari, interpellati sull’argomento, pongono l’accento su un elemento cruciale: come si può dissuadere un potenziale aggressore, la Russia, che ha dimostrato una tolleranza spaventosa alle perdite umane e materiali? La risposta, per molti, si trova nelle pagie della storia della Guerra fredda, quando la protezione dell’Europa dall’Unione Sovietica passava inevitabilmente attraverso lo scudo nucleare americano. Quel medesimo strumento, seppur con tutte le cautele del caso, torna oggi ad essere considerato una componente indispensabile di qualsiasi garanzia di sicurezza per Kiev, l’«elefante nella stanza» di cui tutti sono consapevoli.

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