La breve corsa di Jacopo, fermata all’uscita di una galleria
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Redazione Interno
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Il cuore di Jacopo Cofani, tre anni, si è fermato per la seconda volta nella notte tra mercoledì e giovedì, al reparto di Rianimazione dell’ospedale Salesi di Ancona. La prima, quella più violenta e improvvisa, lo aveva già fermato sull’asfalto della statale 16, dentro la galleria del Montagnolo, subito dopo l’impatto frontale tra l’auto su cui viaggiava e un tir. Quel pomeriggio felice che aveva davanti, forse una corsa, un gelato o semplicemente la luce fuori dal tunnel, gli è stato strappato in pochi secondi. Da allora, per due settimane intere, i medici hanno cercato di restituirgli un ritmo, di ingannare il trauma con macchine e farmaci, ma il del bambino – già segnato da ferite che nessuna rianimazione avrebbe potuto ricucire del tutto – ha smesso di lottare.
Lo schianto sotto il Montagnolo e il volo di quindici giorni
Il sinistro era avvenuto il 18 marzo, all’interno di quel tratto di galleria lunga che collega la zona del Pinocchio a Torrette, due quartieri di Ancona separati da pochi chilometri ma da una viabilità che spesso si fa trappola. L’auto, guidata dal padre Giovanni – quarant’anni, originario di Fabriano ma residente a Serra San Quirico – trasportava anche la sorellina del piccolo, una bambina di otto anni rimasta miracolosamente illesa nell’urto. Il frontale con il mezzo pesante non ha lasciato scampo alla struttura dell’abitacolo lato passeggero, dove viaggiava Jacopo. I soccorritori lo hanno estratto privo di sensi, con il cuore in arresto, e lo hanno affidato alla corsia preferenziale del dolore: prima il trasporto d’urgenza, poi il letto bianco del Salesi, infine il silenzio tubato della terapia intensiva pediatrica.
Un fascicolo senza ancora un nome, una statale che non perdona
La magistratura anconetana ha aperto un fascicolo sull’incidente, come prevede la prassi quando un minore perde la vita in un sinistro stradale. Non si conoscono al momento ipotesi di reato né indagati, e gli inquirenti stanno acquisendo i rilievi della polizia locale e le immagini delle telecamere presenti all’interno del tunnel. Quel tratto della statale 16, lo sanno bene i pendolari, è un punto critico: gallerie non sempre illuminate a dovere, varco stretto, e la tentazione di superare il limite prima di uscire all’improvviso. Nel caso di Jacopo, nessuna ipotesi viene esclusa, ma nessuna viene anticipata. Si procede con cautela, mentre sui sedili posteriori della sua esistenza resta il vuoto di un seggiolino che non servirà più.
Il lutto cittadino a Serra San Quirico e il silenzio di Fabriano
La sindaca di Serra San Quirico, Debora Pellacchia, ha dichiarato il lutto cittadino per il giorno delle esequie, fissate per sabato mattina alle undici a Sasso di Serra San Quirico. Nelle sue dichiarazioni – poche, misurate, strappate a un dolore che definisce “più profondo per il legame di stima e affetto” che lega l’amministrazione alla famiglia del piccolo – non c’è retorica. C’è solo la constatazione che alcune parole non esistono. Anche il comune di Fabriano, da dove proveniva il padre Giovanni, ha espresso cordoglio, unendosi a quel silenzio collettivo che non ha bisogno di hashtag o di manifesti. La madre di Jacopo, Stefania, lo ha accarezzato per due settimane in ospedale, aspettando un miracolo che non è arrivato. E la sorellina di otto anni, seduta accanto a lui in auto prima che tutto esplodesse, dovrà ora fare i conti con una domanda che nessun giudice, nessuna perizia e nessun lutto cittadino potrà mai sciogliere.




