Palermo, la procura indaga sulla morte dei due giovani in via Duca degli Abruzzi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La procura di Palermo ha avviato un’inchiesta per accertare le precise dinamiche che hanno condotto alla morte di Gabriel Aliberti e Alessandro Lopriore, i due giovani di 17 e 21 anni deceduti sul colpo la scorsa giovedì sera a seguito di un violento impatto tra i loro scooter. L’incidente, consumatosi in via Duca degli Abruzzi, dinanzi alla Palazzina Cinese, avrebbe avuto origine da un sorpasso azzardato effettuato in un tratto di carreggiata contraddistinto dalla doppia striscia continua, elemento che – se confermato – assumerebbe un peso specifico cruciale nell’economia delle indagini, attente a ricostruire ogni minimo dettaglio.

In merito alla collisione, che ha visto coinvolti un Honda Sh 125 e uno di cilindrata superiore, il comandante della polizia municipale Angelo Colucciello ha fornito una prima valutazione tecnica, soffermandosi sulla natura dell’impatto. «Con questa dinamica dei fatti, per effetto dell’urto frontale, non è la velocità che ha fatto la differenza in questa terribile tragedia», ha dichiarato, aggiungendo che «i due scooter sembra abbiano avuto un urto praticamente frontale». Le sue parole, seppur preliminari, delineano uno scenario in cui la manovra improvvisa e la traiettoria errata avrebbero avuto un ruolo predominante rispetto all’eccesso di velocità, spesso indicato come causa primaria di simili eventi.

La ricostruzione degli investigatori, supportata dai rilievi dell’Infortunistica della municipale protrattisi per ore durante la notte, ipotizza dunque una sequenza luttuosa e fulminea: un sorpasso improprio, effettuato in un punto in cui il codice della strada lo vieta esplicitamente, avrebbe condotto i due mezzi a collidere frontalmente, trasformando in pochi attimi la strada in una trappola mortale dalla quale non vi è stato alcuno scampo. Un epilogo che, al di là delle responsabilità penali che la magistratura dovrà eventualmente accertare, restituisce l’immagine di una fragilità umana che troppo spesso si scontra con la durezza dell’asfalto.

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