Il caso Vinicius-Prestianni, Thuram contro Mourinho: “Piccolo uomo, nelle sue parole superiorità e narcisismo bianco”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non accenna a placarsi la bufera scoppiata al Da Luz di Lisbona al termine di Benfica-Real Madrid, match valido per l’andata dei playoff di Champions League, e anzi, il perimetro della polemica si allarga includendo ora José Mourinho, finito nel mirino di Lilian Thuram. L’ex campione del mondo francese, da anni impegnato in prima linea nella battaglia contro il razzismo, ha raccolto e rilanciato con forza le dichiarazioni rilasciate dal tecnico portoghese dopo la gara, incentrate sulla presunta reazione eccessiva di Vinicius Junior. Una presa di posizione, quella dell’ex difensore di Parma e Juventus, che non lascia spazio a fraintendimenti e che scava nel profondo del linguaggio usato dallo Special One.

Secondo quanto riportato dal quotidiano L'Equipe, Thuram ha attaccato senza mezzi termini Mourinho, reo di aver spostato l’asse del discorso dalla presunta offesa subita dal brasiliano – un insulto che sarebbe stato pronunciato dall’argentino Gianluca Prestianni – al comportamento dell’attaccante del Real Madrid durante l’esultanza. "La natura delle sue parole – ha esordito Thuram – dice molto sul perché non si va avanti". L’ex calciatore, pur riconoscendo a Mourinho lo status di grande allenatore dalla carriera eccezionale, non riesce ad accettare che proprio lui, che ha lavorato con innumerevoli giocatori neri, abbia prima dubitato della veridicità dell’atto razzista e poi, come se non bastasse, abbia messo in discussione le responsabilità della vittima per come ha festeggiato il gol. "Ma come può dire una cosa del genere? – ha incalzato Thuram – Chi è lei, signor Mourinho, per permettersi di decidere cosa Vinicius ha il diritto di fare o non fare? In questo giudizio, c’è un sentimento di superiorità e di narcisismo bianco".

L’attacco senza precedenti dell’ex difensore: “Analisi patetica, non si può dubitare delle vittime”

Thuram non si è limitato a una critica generica, ma ha smontato punto per punto la logica sottesa alle dichiarazioni del tecnico del Benfica, che dopo la partita aveva invitato Vinicius a mostrare più umiltà e a festeggiare con i compagni invece di provocare i 60mila del Da Luz. L’ex difensore francese ha ribadito con forza un concetto chiave: l’atto di razzismo non è mai legato al comportamento di chi lo subisce, bensì esclusivamente al colore della sua pelle. Una dinamica, questa, che Thuram ha paragonato alle vessazioni quotidiane subite dai bambini nelle scuole: nessuno oserebbe dire che un bambino viene preso di mira per il suo modo di agire. E invece Mourinho, con le sue parole, ha lasciato intendere che Vinicius possa in qualche modo essersela cercata, insinuando un dubbio che per l’ex juventino rappresenta "violenza totale". "Questo senso di superiorità che alcune persone bianche hanno – ha proseguito – impedisce loro di mettersi nei panni delle vittime. Loro hanno bisogno di più umiltà".

Il riferimento è poi caduto sull’attendibilità della ricostruzione fornita dai giocatori del Real, a partire da Kylian Mbappé, il quale ha dichiarato di aver sentito chiaramente l’insulto ("scimmia", ripetuto più volte) uscire dalla bocca di Prestianni, nonostante quest’ultimo avesse la maglia davanti alla bocca. Per Mourinho, invece, era opportuno mantenere una posizione "indipendente", in attesa di riscontri oggettivi. Una posizione che Thuram ha bollato come inaccettabile: "Come possiamo non prendere in considerazione quello che dicono i giocatori? Allora, Vinicius è pazzo, si è inventato un insulto e si è precipitato verso l’arbitro? Mbappé l’ha sentito anche lui, quindi anche Mbappé è pazzo? I neri sono pazzi, è così? Sono paranoici e inventano storie? Quando Mourinho vuole farci credere che Vinicius è responsabile del razzismo che subisce, è patetico".

La reazione del tecnico portoghese e il ruolo di Prestianni nell’occhio del ciclone

L’intervento di Thuram si inserisce in un clima già incandescente, alimentato dalle stesse dichiarazioni di Mourinho nel post-partita e dalle successive reazioni della stampa internazionale. Il tecnico portoghese, dopo aver ascoltato le versioni dei due giocatori coinvolti – il suo Prestianni e Vinicius – aveva preferito non schierarsi apertamente, ma aveva comunque lasciato cadere alcune stoccate velenose nei confronti dell’attaccante brasiliano, sostenendo che se episodi simili si ripetono in molti stadi con lo stesso calciatore, forse è il caso che quest'ultimo riveda il suo atteggiamento. Un’argomentazione che ha scatenato l’ira non solo di Thuram, ma anche di gran parte della stampa britannica, con il Telegraph che non ha esitato a definire "ipocrita" la posizione del portoghese.

Nel frattempo, la Uefa ha ufficialmente aperto un fascicolo istruttorio sul caso, nominando un ispettore etico e disciplinare che dovrà fare luce su quanto accaduto martedì sera a Lisbona -3-7. L’arbitro Letexier, seguendo il protocollo antirazzismo, aveva sospeso il match per circa dieci minuti, e i giocatori del Real avevano anche pensato di abbandonare il campo. Prestianni, da parte sua, continua a difendersi respingendo le accuse, parlando di un equivoco e sostenendo di non aver mai pronunciato frasi razziste, ma anzi di essere stato lui stesso vittima delle minacce ricevute dai giocatori del Real Madrid dopo la partita -3. Una versione, la sua, che il Benfica ha fatto propria, parlando apertamente di una "campagna diffamatoria" ai danni del proprio tesserato.

Le parole di Thuram e il concetto di narcisismo bianco: una critica che va oltre il calcio

L’affondo di Lilian Thuram, però, trascende la mera cronaca sportiva per addentrarsi in un territorio più complesso, quello dell’analisi sociale e culturale. L’utilizzo dell’espressione "narcisismo bianco" non è casuale e rimanda a un concetto sociologico che descrive la presunzione, spesso inconscia, di chi appartiene a un gruppo dominante di giudicare le esperienze e le sofferenze delle minoranze partendo dalla propria prospettiva, senza mai mettere in discussione i propri privilegi. "Mourinho – ha scandito Thuram – non analizza l’atto razzista come uomo, ma come uomo bianco. Non siamo obbligati a pensare attraverso la lente del colore della sua pelle". Un passaggio, quest’ultimo, che suona come una condanna definitiva dell’approccio tenuto dal tecnico, reo di aver fallito proprio laddove ci si sarebbe aspettato maggiore sensibilità, vista la sua lunga frequentazione di spogliatoi multiculturale.

Thuram, del resto, non è nuovo a interventi di questo tenore: da anni la sua fondazione lavora per educare le nuove generazioni contro i pregiudizi, e il suo impegno civile è riconosciuto ben oltre i confini del rettangolo di gioco. Stavolta, però, a far scattare la molla è stata la sensazione che un personaggio mediatico potente come Mourinho, con la sua influenza, abbia sprecato un’occasione preziosa per schierarsi chiaramente dalla parte della vittima, preferendo un facile e ambiguo colpo di teatro. E mentre la Uefa è al lavoro per accertare i fatti – ascoltando i protagonisti e analizzando le immagini, anche se Prestianni si era coperto la bocca con la maglia – il mondo del calcio si trova ancora una volta a fare i conti con la propria incapacità di gestire l’emergenza razzismo, e con la facilità con cui si tende a rovesciare la colpa su chi subisce l’offesa, piuttosto che su chi la perpetra.

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