Claude apre il suo "archivio" a tutti e facilita il trasloco da ChatGPT e Gemini
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Redazione Scienza e Tecnologia
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C’è un dettaglio, nell’uso quotidiano dei chatbot, che spesso ne determina la fedeltà: la quantità di storia che ci siamo lasciati alle spalle. Ogni volta che si interagisce con un modello di linguaggio, specialmente se lo si fa per lavoro o per progetti strutturati, si depositano informazioni, preferenze di stile, dettagli personali e correzioni che, nel tempo, modellano le risposte a propria immagine e somiglianza. Abbandonare questo patrimonio per provare un nuovo assistente virtuale è sempre stato vissuto come un costo, una perdita secca di tempo e di contesto. Anthropic, la società guidata da Dario Amodei, ha deciso di rimuovere questo ostacolo con una mossa che riguarda sia l’accessibilità della memoria del suo Claude, sia la possibilità di importare quella accumulata altrove, in particolare su ChatGPT e Gemini.
La novità, che arriva a distanza di molti mesi dal debutto della funzione memoria per gli abbonati, consiste nell’estensione di questa caratteristica anche a coloro che utilizzano il piano gratuito. Non è un aggiornamento da poco, se si considera che la possibilità per il sistema di ricordare chi abbiamo davanti — il nostro nome, il settore in cui lavoriamo, il tono che preferiamo in una risposta — trasforma radicalmente l’esperienza, rendendo ogni conversazione meno generica e più aderente alle nostre necessità effettive. Fino a ieri, chi non pagava doveva accettare un rapporto basato sull’amnesia ad ogni nuova chat; da oggi, invece, anche l’utente free può costruire nel tempo un rapporto continuativo con la macchina, senza dover ripetere all’infinito le stesse premesse.
Un prompt per portarsi via tutto, anche i ricordi
La vera innovazione, però, non sta solo nel rendere la memoria gratuita, ma nel metodo studiato per popolarla quando si arriva da un altro servizio. Anthropic ha messo a punto un sistema che definirei "manuale guidato", che aggira la mancanza di interoperabilità ufficiale tra le varie piattaforme. Nelle impostazioni di Claude, alla sezione "Preferenze di memoria", è comparso un pulsante per avviare l’importazione. Cliccandolo, il chatbot genera un prompt particolarmente dettagliato che l’utente deve copiare e incollare nel vecchio assistente, che sia ChatGPT, Gemini o Copilot.
Questo testo, scritto in modo molto preciso, chiede al modello di partenza di elencare in un unico blocco di codice ogni singolo ricordo conservato: le istruzioni sullo stile di risposta, i dettagli personali come la professione o gli hobby, i progetti in corso, i linguaggi di programmazione utilizzati e tutte le correzioni comportamentali che gli sono state fornite nel tempo. Si richiede, inoltre, di formattare ogni voce con una data, laddove disponibile, e di confermare alla fine se l’elenco è completo o se vi sono omissioni. Una volta ottenuta questa lunga lista, la si copia e la si incolla nell’apposito spazio in Claude, che provvederà ad assimilarla, impiegando alcune ore per integrare completamente il nuovo contesto nella sua memoria a lungo termine.
La strategia del "tutto incluso" in un momento di fibrillazione del mercato
Questa mossa di Anthropic non avviene nel vuoto, ma si inserisce in un clima di competizione accesa, reso ancora più interessante da recenti vicende di cronaca istituzionale. È noto, infatti, che Anthropic abbia tracciato delle "linee rosse" piuttosto rigide riguardo all’utilizzo delle proprie tecnologie in ambiti come la sorveglianza di massa o lo sviluppo di armi autonome, rifiutando di allentare le proprie salvaguardie etiche nonostante le pressioni del Pentagono. Una posizione che ha portato alla rottura delle trattative con il Dipartimento della Difesa americano. In quello stesso frangente, OpenAI, sotto la guida di Sam Altman, ha invece accolto la commessa, scatenando una reazione piuttosto vivace da parte di una fetta di utenza, che ha interpretato la scelta come una deriva verso il complesso militare-industriale.
È in questo solco che Anthropic ha inserito la sua leva. Il nuovo strumento di importazione, abbinato alla gratuità della memoria, funge da calamita per tutti coloro che, delusi dalle scelte dei concorrenti, desiderano cambiare fornitore senza dover rinunciare al capitale di interazioni accumulate. Il tempismo, in questo caso, appare quantomeno calzante. Non è un caso se, nelle scorse settimane, Claude abbia scalato le classifiche dell’App Store statunitense, superando ChatGPT e posizionandosi al vertice delle app gratuite più scaricate. Il trasloco dei propri dati, insomma, è diventato non solo possibile, ma anche relativamente indolore.
Il meccanismo e le sue implicazioni pratiche
Dal punto di vista operativo, la procedura è stata pensata per essere accessibile a chiunque, anche a chi non ha competenze tecniche specifiche. Non serve alcuna API, né autorizzazione particolare da parte del chatbot di origine. Basta avere accesso al servizio da cui si intende migrare. La richiesta di esportare tutto in un unico "blocco di codice" serve proprio a facilitare il copia-incolla e a mantenere la struttura dei dati intatta. Una volta che Claude ha ricevuto e processato queste informazioni, sarà in grado di comportarsi in modo sorprendentemente simile al vecchio assistente, conoscendo già le nostre abitudini e le nostre preferenze.
Va detto che Anthropic, nelle sue indicazioni, sottolinea come questa funzione sia pensata principalmente per contesti lavorativi e di produttività; quindi, potrebbe non conservare dettagli eccessivamente personali o affettivi, concentrandosi su ciò che serve a migliorare l’efficienza della collaborazione. Inoltre, per chi volesse fare marcia indietro o semplicemente ripulire la propria impronta digitale, la gestione della memoria è trasparente: dalle impostazioni è possibile visualizzare, modificare o eliminare in qualsiasi momento i ricordi importati, cliccando sull’icona del cestino. La possibilità di esportare i propri dati, d’altronde, è rivendicata da Anthropic come un diritto dell’utente, in netta controtendenza rispetto ad altre politiche più restrittive.
Il valore della continuità nell’era dei modelli linguistici
Al di là della mossa commerciale e della disputa etica, ciò che emerge è una consapevolezza matura riguardo al vero valore di questi strumenti. Un modello linguistico, per quanto potente, offre prestazioni simili a tutti; è la personalizzazione, la conoscenza accumulata su di noi, a fare la differenza. Permettere agli utenti di trasportare questo bagaglio da un servizio all’altro significa abbattere una barriera all’uscita che, fino a ieri, teneva prigionieri molti consumatori. La mossa di Anthropic costringe l’intero settore a interrogarsi su chi, davvero, possieda i dati della relazione che intratteniamo con le macchine: se l’azienda che li custodisce o l’individuo che li ha generati, chat dopo chat. Un interrogativo, questo, che probabilmente influenzerà le scelte di molti nei prossimi mesi.




