Il Concertone del Primo Maggio, tra musica e un’apoliticità che sorprende
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Se c’è un paradosso che quest’anno sembra prendere forma, è quello di un Concertone del Primo Maggio sempre più lontano dalle rivendicazioni politiche che ne hanno segnato la storia. Tornato in piazza San Giovanni dopo l’edizione 2024 disputata al Circo Massimo per via dei lavori legati al Giubileo, l’evento – promosso da Cgil, Cisl e Uil e organizzato da iCompany – ha scelto uno slogan, “Uniti per un lavoro sicuro”, che strizza l’occhio più alla sicurezza sul lavoro che alle battaglie ideologiche. Eppure, proprio in quella piazza che ha visto sfilare le grandi manifestazioni della sinistra e ospitato i funerali di Enrico Berlinguer, la musica ha finito per prevalere sul messaggio.
A condurre la maratona musicale, trasmessa da Rai3 a partire dalle 15.15 con la regia di Fabrizio Guttuso Alaimo e la direzione artistica di Massimo Bonelli, sono stati Noemi, Ermal Meta e BigMama, affiancati dalle incursioni del professore social Vincenzo Schettini. Una scaletta fitta di nomi, dall’opening con Cyrus, Cosmonauti Borghesi e i vincitori del contest 1MNEXT – Cordio, Dinìche e Fellow – fino ai big come Arisa, Elodie e Giorgia. Tra loro, però, è Ghali ad aver catalizzato l’attenzione, non solo per il lancio del nuovo progetto discografico ma per i temi che da mesi portava avanti: la guerra a Gaza, la pace, la solidarietà. Un’eccezione, in un panorama altrimenti dominato dall’intrattenimento.
La struttura dell’evento, diviso in tre parti – dalle 16.30 alle 19.00, poi dalle 20 alle 21 e infine fino alle 24.15 – ha lasciato spazio a oltre quaranta artisti, tra cui Brunori Sas, Fulminacci e Ghali stesso, senza però che emergesse una linea comune oltre alla celebrazione del lavoro. Se negli anni passati il palco di San Giovanni era stato anche un megafono per le battaglie sociali, quest’edizione ha preferito affidarsi alla forza della musica, lasciando in secondo piano le questioni politiche. Una scelta che, in un contesto storico come quello attuale, non ha mancato di far discutere.




