La Bce accende i riflettori sugli effetti della crisi: famiglie povere e risparmi sotto pressione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'ombra lunga del conflitto in Medio Oriente si allunga sull'economia dell'Eurozona, e la Banca Centrale Europea, nel suo ultimo bollettino economico, traccia un quadro dettagliato delle vulnerabilità del sistema. A pagare il prezzo più alto dell'impennata dei prezzi energetici, conseguenza diretta delle tensioni geopolitiche, sono ancora una volta le famiglie a basso reddito, la cui capacità di spesa e di risparmio viene erosa in modo sproporzionato.

L'analisi dell'Eurotower non si limita a fotografare l'emergenza del presente, ma proietta i suoi effetti sul futuro, mettendo in guardia da rischi significativi per la crescita e l'inflazione, in un contesto di incertezza destinato a durare.

Il peso dei rincari sulle tasche dei più deboli

I numeri diffusi dalla Bce raccontano una disuguaglianza che si fa drammatica nel momento in cui si guarda alla composizione del bilancio familiare. Per i nuclei a più basso reddito, la quota di spesa destinata a carburanti e bollette energetiche raggiunge il 9%, una percentuale che quasi raddoppia la media dell'area euro, ferma al 5,5%.

Un divario che si trasforma in una vera e propria morsa, dato che queste famiglie, prive di adeguati cuscinetti finanziari, vedono il proprio tasso di risparmio mediano scendere in territorio negativo, attestandosi a circa il -5,8% del reddito disponibile.

In pratica, per far fronte ai rincari, sono costrette a intaccare quanto avevano messo da parte, un meccanismo che gli economisti definiscono "regressivo" perché colpisce con maggiore intensità chi ha meno risorse per assorbire lo shock, e le simulazioni della Bce mostrano che oltre la metà del calo dei consumi conseguente a un aumento dei prezzi dell'energia si concentrerebbe proprio in questa fascia di popolazione.

Lo choc energetico e l'incertezza: un doppio binario per l'economia

La guerra in Medio Oriente agisce sull'economia europea attraverso due canali distinti ma interconnessi, che producono effetti quasi opposti sul comportamento delle famiglie. Da un lato, l'aumento del prezzo del petrolio e del gas, in un'area fortemente dipendente dalle importazioni, rappresenta un vero e proprio trasferimento di ricchezza verso i Paesi esportatori; ciò si traduce in una perdita di reddito reale che riduce la spesa e, in misura ancora maggiore, erode i risparmi.

Dall'altro lato, la crescente incertezza geopolitica spinge i consumatori a un atteggiamento più prudente: per timore del futuro, si tende a frenare i consumi e a mettere da parte una quota maggiore del reddito, facendo salire il tasso di risparmio per ragioni precauzionali.

È un paradosso solo apparente, perché mentre per le famiglie più agiate l'aumento del risparmio è una scelta, per quelle meno abbienti la riduzione del risparmio è una necessità imposta dalle bollette, e la Bce stima che l'impatto combinato di questi due fattori possa tradursi in un notevole freno alla crescita dell'Eurozona.

Numeri e modelli: l'impatto su Pil e inflazione nel 2027

Per quantificare la portata di questi rischi, gli economisti di Francoforte hanno messo in campo modelli econometrici avanzati, come il modello semi-strutturale ECB-BASE, le cui proiezioni offrono uno scenario preoccupante per il prossimo anno. Secondo queste stime, un deterioramento delle ragioni di scambio paragonabile a quello del 2022, dovuto all'aumento dei prezzi dell'energia, potrebbe spingere l'inflazione verso l'alto di 0,4 punti percentuali e ridurre la crescita del PIL di 0,1 punti percentuali nel 2027.

Se a questo si aggiunge un picco di incertezza simile a quello registrato all'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina, l'effetto sulla crescita diventerebbe ancora più pesante, con una contrazione aggiuntiva di 0,3 punti percentuali, portando il totale dell'impatto negativo a un significativo 0,4%.

La somma di questi shock, che agiscono in direzioni opposte sull'inflazione ma convergono nel frenare l'attività economica, crea un dilemma complesso per la politica monetaria della Bce, che si trova a dover bilanciare il rischio di una nuova fiammata dei prezzi con la necessità di non soffocare una crescita già fragile.

La distribuzione diseguale del danno e i segnali di un'inversione di tendenza

L'analisi della Bce, attraverso il modello HANK (modello eterogeneo-agente neo-keynesiano), mette in luce un aspetto fondamentale: questi shock non colpiscono tutti allo stesso modo, e l'asimmetria nella distribuzione del reddito si traduce in una profonda disuguaglianza nell'impatto economico e sociale.

Mentre le famiglie più ricche, in un contesto di elevata incertezza, riducono la spesa e aumentano i risparmi per motivi precauzionali, quelle a basso reddito subiscono in pieno la riduzione del potere d'acquisto, senza avere la possibilità di attingere a riserve pregresse per attutire il colpo.

Questo scenario arriva dopo un periodo in cui il tasso di risparmio delle famiglie, sceso dal picco post-pandemico, era rimasto su livelli elevati (14,5%) grazie alla crescita dei redditi reali e al calo dell'incertezza seguito alla fase più acuta della guerra in Ucraina; tuttavia, il nuovo conflitto in Medio Oriente rischia di invertire bruscamente questa tendenza, riportando alla luce le fragilità di un sistema economico fortemente dipendente dalle importazioni energetiche e sempre più esposto ai venti della geopolitica.

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