Il doppio binario giudiziario del governatore Occhiuto: a Roma si indaga sui rimborsi dell’auto blu
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Redazione Interno
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L’ipotesi di reato formulata dalla Procura di Catanzaro e ora al vaglio dei colleghi romani ruota attorno a una questione di ruote, motori e, soprattutto, di rimborsi. Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, si trova iscritto nel registro degli indagati della Procura di Roma per l’ipotesi di truffa aggravata ai danni della pubblica amministrazione, un fascicolo che gli inquirenti del capoluogo calabrese hanno trasmesso alla capitale per competenza territoriale. Al centro dell’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, ci sono i contributi mensili che il governatore percepiva per il noleggio di un’autovettura, una somma che ammonta a circa 3.893 euro e che, stando a una delibera del Consiglio regionale del 2013, sarebbe destinata a coprire le spese per il mezzo di rappresentanza -1-3.
Il nucleo della contestazione, che gli investigatori della Guardia di Finanza di Catanzaro hanno sviluppato in un’informativa, poggia su un meccanismo che appare duplice: Occhiuto avrebbe beneficiato di questa indennità mensile per un’Audi Q4 Sportback — un veicolo nella sua disponibilità ma formalmente in capo a una società esterna — nonostante l’amministrazione regionale già pagasse integralmente il noleggio di un’altra vettura a lui assegnata, una Land Rover prima e una Audi A6 Limousine poi, utilizzata per gli spostamenti istituzionali e di scorta -1-4. Il sospetto dei magistrati è che, in questo modo, i calabresi abbiano pagato due volte per lo stesso servizio, alimentando un danno erariale che la procura capitolina è ora chiamata a quantificare con precisione.
Le intercettazioni e la genesi dell’indagine
La scoperta di questo presunto sistema, stando a quanto ricostruito dagli atti, non sarebbe nata da un controllo mirato ma dalle maglie di un’altra e più ampia inchiesta che vede coinvolto l’ex socio di Occhiuto, Paolo Posteraro. Sono alcune conversazioni intercettate dai finanzieri, e riportate dagli organi di stampa, a offrire uno spaccato dei rapporti personali e commerciali tra i due, rapporti che, una volta incrinatisi, avrebbero portato alla luce dettagli sulle abitudini automobilistiche del governatore -3. In una di queste, Posteraro, parlando con la moglie, riferisce di un dialogo con la sottosegretaria Matilde Siracusano, compagna di Occhiuto, durante il quale si lamentava di aver pagato un’auto — una Audi Q4 — proprio per consentire al presidente di continuare a percepire il rimborso regionale. «Io gli pago una macchina», avrebbe detto Posteraro, aggiungendo che il veicolo serviva al politico «per giustificare il fatto che pijava 5mila euro u mise di rimborso dalla Regione» -3.
Queste dichiarazioni, tutte naturalmente da verificare e contestualizzare, hanno indirizzato gli accertamenti delle Fiamme Gialle, le quali hanno anche notato come la Q4, nella pratica, venisse utilizzata di rado da Occhiuto — risultando spesso parcheggiata a Cosenza mentre lui si trovava altrove — e che in un’occasione fosse stata guidata dal figlio del governatore, rimanendo coinvolta in un tamponamento -4. Il cuore dell’indagine romana, però, non si ferma alla Q4 ma si allarga all’intero parco macchine: l’ultima fattura liquidata dalla Regione per l’Audi A6 di rappresentanza, datata 18 luglio, ammontava a circa 2.300 euro, una rata del noleggio trentennale che costa all'ente complessivamente oltre 73mila euro -1.
La reazione del governatore tra social e querele
All’indomani della diffusione della notizia, che il quotidiano il Fatto Quotidiano ha riportato in prima pagina, Roberto Occhiuto ha scelto di non affidarsi ai comunicati stampa istituzionali ma di impugnare lo smartphone e rivolgersi direttamente ai cittadini attraverso i suoi canali social. In un video, girato con il grandangolo che deforma i lineamenti e che lui stesso ha definito un modo per rendere tutto «più vero», il presidente ha attaccato duramente quella che ha definito una «gogna mediatica» fatta di falsità e strumentalizzazioni -2-5. Ha smentito categoricamente di aver mai commesso illeciti, definendo «fake» le ricostruzioni giornalistiche e annunciando di aver già sporto 410 querele contro gli haters e i cosiddetti leoni da tastiera, ai quali intende chiedere anche un risarcimento danni in sede civile per alimentare, a suo dire, un clima di odio ingiustificato -8.
Occhiuto, nel suo intervento, ha tentato di ridimensionare la vicenda contrapponendo l’esiguità della somma contestata — quei 3.800 euro mensili — ai miliardi di euro di bilancio regionale che ha gestito in questi anni, rivendicando la propria correttezza e la fiducia ricevuta dai calabresi che lo hanno rieletto a ottobre con oltre il 57 per cento dei voti -6. Ha inoltre bollato come false altre voci circolate in rete, come un suo presunto weekend a Cortina d'Ampezzo, e ha difeso la privacy familiare riguardo all'utilizzo di un'auto elettrica privata da parte del figlio, un particolare che ha definito di esclusiva pertinenza personale -2.
I molteplici fronti giudiziari aperti
Questo nuovo fascicolo romano si inserisce in un quadro giudiziario già complesso per il governatore calabrese, che resta indagato dalla Procura di Catanzaro anche per ipotesi di corruzione e malversazione. In quel contesto, gli accertamenti riguardano i rapporti d'affari con l'ex socio Posteraro e con Valentina Cavalieri, amministratrice della società Tenuta del Castello, nonché la presunta irregolarità nell'utilizzo di fondi europei destinati al progetto universitario "Trace Windu", con un bonifico di 12mila euro finito a una società in cui Occhiuto risultava socio di minoranza -6-9.
Mentre la procura capitolina, competente per i reati contro la pubblica amministrazione che si sarebbero consumati nel luogo di accredito dei bonifici — un conto corrente romano —, dovrà ora valutare se procedere verso una richiesta di archiviazione o verso la chiusura delle indagini preliminari, il presidente della Regione Calabria continua a respingere ogni addebito, parlando di un «ingranaggio» mediatico che, a suo dire, tenderebbe a montare artificiosamente casi giudiziari per logorare l'immagine della politica. Le carte, con le loro intercettazioni e le loro fatture, sono ora sul tavolo dei magistrati, chiamati a distinguere, laddove possibile, il confine tra ciò che è dovuto per legge e ciò che, invece, potrebbe configurare un illecito.




