Anatomia dell’inchiesta che ha scosso il governatore Occhiuto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Catanzaro – Otto giorni, dal 23 al 31 luglio, hanno segnato il percorso che ha portato Roberto Occhiuto a rassegnare le dimissioni da governatore della Calabria. Una decisione maturata sotto la pressione dell’inchiesta della Procura di Catanzaro, che lo vede coinvolto per abuso d’ufficio, ma anche con l’obiettivo di ricandidarsi alle elezioni anticipate già fissate per ottobre.

L’interrogatorio, richiesto più volte dallo stesso Occhiuto e concesso dai pm il 23 luglio, è stato il primo atto di una vicenda che ha accelerato la crisi politica. «Mi dimetto, corro e vincerò di nuovo», ha dichiarato il governatore, sottolineando la volontà di non «inginocchiarsi» alla magistratura. Pur evitando toni polemici verso le istituzioni giudiziarie, ha tuttavia denunciato come l’inchiesta abbia «fermato la Calabria», lasciando intendere che il procedimento abbia avuto un peso determinante nella sua scelta.

L’annuncio delle dimissioni, formalizzate tra lunedì e martedì in accordo con la coalizione di centrodestra, arriva dopo un’intervista al Corriere della Sera in cui Occhiuto ha rivendicato i progressi in sanità – «l’ho trovata in Serie D, ora è almeno in Serie C» – senza però entrare nel merito delle criticità del suo operato. Una posizione che, se da un lato mira a presentarsi come un amministratore capace, dall’altro lascia aperte domande sulle ragioni che lo hanno spinto a un passo così drastico.

Intanto, il centrosinistra si muove. A San Pietro a Maida, durante la tradizionale Festa dell’Unità, si è tenuto un dibattito dal titolo Verso le elezioni regionali: quale alternativa alle destre?, prima uscita pubblica del Pd dopo le dimissioni. Un segnale che la partita si riapre, con Occhiuto che punta a riconfermarsi ma dovrà fare i conti con un’inchiesta ancora in corso e un avversario politico pronto a sfruttare ogni incertezza.

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