L’inchiesta su Occhiuto congela la politica calabrese, tra silenzi e sospetti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’indagine della Procura di Catanzaro che coinvolge Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria e vicesegretario di Forza Italia, ha paralizzato il dibattito politico locale, lasciando spazio a un gelido silenzio tra gli schieramenti. Se il Pd si è limitato a un comunicato formale, evitando toni aspri, e il M5s ha abbandonato le vecchie retoriche da “mani pulite”, gli altri attori istituzionali hanno preferito non esporsi, in attesa di sviluppi giudiziari più chiari.

Occhiuto, che lunedì sera sarà ospite di Nicola Porro a Quarta Repubblica, dovrà affrontare domande sull’inchiesta per corruzione – articoli 318 e 319 del Codice penale – che lo vede iscritto nel registro degli indagati. Una posizione ancora nebulosa, considerando che non è stato formalmente interrogato nonostante abbia dichiarato la disponibilità a collaborare. Il governatore, sostenuto a spada tratta dal ministro Antonio Tajani e dal vicepresidente della Camera Giorgio Mulè – il quale ha definito l’accusa “un ossimoro” –, si trova però con un cappio che sembra stringersi.

L’inchiesta, che coinvolge anche i manager Paolo Posteraro ed Ernesto Ferraro, ruota attorno a presunti intrecci societari e consulenze opache. Le perquisizioni della Guardia di Finanza a Cosenza e Roma, in due indirizzi legati alle attività dei soggetti indagati, hanno portato alla luce dinamiche che i pm Novelli e Assumma stanno ricostruendo. Tra queste, spicca la nomina di Posteraro a consulente della Regione mentre era ancora socio di Ferraro, il quale, poco dopo l’uscita dalla società, avrebbe acquistato una Maserati a un prezzo sospettamente basso.

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