La lezione di Occhiuto: quando la politica sfida la paralisi delle inchieste
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Redazione Interno
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Mentre il Pd, stretto nella morsa delle inchieste, sembra ormai subire l’arbitrato politico di Giuseppe Conte – che, ergendosi a custode di “legalità ed etica”, condiziona scelte e candidature – dal centrodestra arriva una risposta diversa, netta, che ribalta il paradigma dell’immobilismo. Se Elly Schlein, dopo aver esultato per il via libera del leader M5S alla candidatura di Matteo Ricci nelle Marche, si è vista gelare dallo stesso Conte sul caso Beppe Sala – travolto dall’inchiesta milanese sull’urbanistica e invitato a fare un passo indietro – è dalla Calabria che giunge un segnale chiaro. Roberto Occhiuto, governatore di Forza Italia, sotto indagine per corruzione, ha scelto di non attendere il logoramento mediatico e giudiziario: si è dimesso, annunciando la ricandidatura.
Una mossa che, al di là delle valutazioni di merito, spezza il meccanismo per cui ogni inchiesta si trasforma in un’arma politica. “Non mi faccio uccidere politicamente, non mi faccio fermare”, ha dichiarato Occhiuto, riferendosi a un’indagine che coinvolge, tra gli altri, il suo ex socio Paolo Posteraro e l’amministratore di Ferrovie della Calabria Ernesto Ferraro. Il Pd calabrese, guidato dal senatore Nicola Irto, lo ha bollato come “poltronista”, accusandolo di agire per “tornaconto personale” e di aver messo in atto una “tattica interna” alla sua maggioranza. Ma la Lega, con Matteo Salvini e il deputato Claudio Durigon, non ha esitato a schierarsi: “Ha fatto bene”, ha detto il leader del Carroccio, mentre Durigon ha anticipato il ritorno al voto a ottobre, con il centrodestra “pronto a vincere”.
Quello che colpisce, al di là delle polemiche, è la differenza d’approccio. Da un lato, c’è una sinistra che – tra arresti e inchieste – appare divisa tra chi resiste (come Ricci) e chi viene messo alla porta (come Sala); dall’altro, un centrodestra che prova a ribaltare il tavolo, trasformando la sfida giudiziaria in una questione di legittimazione popolare. Occhiuto, in particolare, ha scelto di non subire: presentandosi nuovamente agli elettori, ha spostato il conflitto dalle aule dei tribunali a quelle delle urne. Una scommessa rischiosa, ma che evita il limbo in cui altre amministrazioni, tra sospetti e rinvii, rischiano di affondare.




