Ucraina, Trump attacca Zelensky mentre Papa Leone chiama Putin

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La guerra in Ucraina è al centro di una nuova offensiva diplomatica e di uno scontro sempre più duro tra Washington e Kiev. Donald Trump ha attaccato Volodymyr Zelensky, dichiarando di considerarlo un interlocutore più difficile rispetto a Vladimir Putin, mentre Papa Leone XIV ha telefonato al presidente russo per chiedere una tregua umanitaria nella regione di Kherson. Le due iniziative arrivano mentre Mosca e gli Stati Uniti discutono nuove forme di collaborazione economica, nonostante il conflitto e le tensioni con gli alleati europei.

Trump contro Zelensky: le accuse e lo scontro sugli aiuti militari

In un'intervista all'emittente americana Newsmax, il presidente statunitense ha dichiarato di non essere un grande estimatore del leader ucraino, sostenendo che sia più complicato raggiungere un accordo con lui che con il capo del Cremlino. Trump ha anche paragonato Zelensky a P.T. Barnum, celebre impresario circense americano, criticando la gestione degli aiuti militari concessi durante la presidenza di Joe Biden. Ha accusato la precedente amministrazione di aver trasferito enormi quantità di armamenti senza pretendere un adeguato pagamento e ha rivendicato la propria scelta di chiedere agli europei di finanziare le forniture destinate a Kiev. Nell'intervista ha inoltre affermato che gli Stati Uniti stanno ricostituendo le proprie scorte di munizioni e sistemi d'arma.

Il contrasto riguarda anche gli attacchi ucraini contro le raffinerie russe, che secondo la Casa Bianca contribuiscono ad aumentare i prezzi internazionali del petrolio. Il presidente americano ha definito vergognosa la ripresa dei bombardamenti contro gli impianti energetici di Mosca, dopo una sospensione temporanea chiesta da Washington. Le autorità ucraine hanno invece denunciato il proseguimento degli attacchi russi alle infrastrutture elettriche del Paese, che hanno provocato interruzioni delle forniture e gravi disagi alla popolazione civile. Zelensky ha contestato l'atteggiamento dell'amministrazione statunitense, accusandola di favorire gli interessi russi e ribadendo la necessità di colpire le strutture utilizzate per sostenere lo sforzo bellico dell'aggressore.

Papa Leone telefona a Putin: chiesta una tregua per Oleshky

Il 16 ottobre il Pontefice ha avuto un colloquio telefonico con il presidente della Federazione Russa, concentrandosi sulla grave emergenza umanitaria nella città di Oleshky, occupata dalle forze russe dal 2022. Secondo il comunicato ufficiale della Sala Stampa della Santa Sede, Prevost ha chiesto una sospensione dei combattimenti che permetta l'ingresso di generi alimentari e medicinali e l'evacuazione volontaria e sicura dei civili. L'iniziativa è partita dal Vaticano mentre il Papa si trova ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma, dove sta recuperando dopo un intervento chirurgico per un tumore polmonare. Il Cremlino ha espresso disponibilità a collaborare per garantire la sicurezza degli abitanti e facilitare i rifornimenti essenziali, senza tuttavia annunciare l'accettazione formale del cessate il fuoco.

Le condizioni della località ucraina sono particolarmente difficili. La città, che prima dell'invasione ospitava circa 24mila persone, conta ormai meno di duemila residenti, esposti alla carenza di elettricità, acqua corrente, riscaldamento e assistenza sanitaria. Le strade di accesso sono minate e i tentativi di fuga espongono i civili al pericolo di esplosioni e colpi d'arma da fuoco. Le autorità russe e ucraine si attribuiscono reciprocamente la responsabilità degli ostacoli ai soccorsi. L'Ucraina ha impiegato anche droni per trasportare viveri nelle zone isolate, mentre le autorità installate da Mosca hanno riferito di proprie consegne di materiale alimentare, insufficienti rispetto alle necessità degli abitanti.

Mosca e Washington discutono nuovi accordi, protestano i senatori americani

Sul fronte economico, l'inviato speciale russo Kirill Dmitriev ha parlato di un miglioramento dei rapporti con gli Stati Uniti durante la Settimana russa dell'energia. Il rappresentante del Cremlino ha sostenuto che il ghiaccio tra le due capitali abbia cominciato a sciogliersi e ha anticipato possibili iniziative congiunte, anche nel campo dei centri di elaborazione dati alimentati da impianti nucleari. Tra gli argomenti affrontati figura la soluzione delle difficoltà nei pagamenti legati all'accordo sul gasolio russo, ostacolati dal sistema di sanzioni occidentali. Si tratta di progetti descritti dalla parte russa, per i quali non sono stati annunciati accordi operativi dettagliati.

La decisione americana di allentare le restrizioni sulle esportazioni di carburante dalla Russia ha però provocato una protesta bipartisan al Senato degli Stati Uniti. Dodici parlamentari repubblicani e democratici hanno inviato una lettera al presidente chiedendo la revoca dell'intesa, giudicata dannosa per la sicurezza nazionale e per gli interessi degli alleati. I firmatari hanno sostenuto che consentire a Mosca di vendere liberamente gasolio sui mercati internazionali potrebbe aumentare le entrate utilizzabili per finanziare la guerra, senza produrre benefici significativi sui prezzi pagati dai consumatori americani. Nella stessa comunicazione hanno chiesto l'applicazione delle sanzioni previste dal Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act, firmato a settembre, con particolare attenzione ai soggetti che sostengono economicamente lo sforzo militare russo.

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