Dalila Di Lazzaro e la svolta delle adozioni single: una storia personale e una sentenza storica

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dalila Di Lazzaro, attrice e volto noto del panorama italiano, ha accolto con favore la recente sentenza della Corte Costituzionale che permette anche ai single di adottare minori stranieri residenti all’estero. Una decisione che, per lei, rappresenta non solo un cambiamento legislativo, ma anche un riscatto personale. «Quando provai a farlo io, mi diedero dell’egoista», racconta, riferendosi al periodo successivo alla tragica morte del figlio Christian, scomparso a soli 22 anni in un incidente stradale nel 1992. «Mi accusavano di voler sostituire mio figlio», aggiunge, ricordando le critiche ricevute quando, anni fa, tentò di intraprendere il percorso dell’adozione.

Christian, nato quando Dalila aveva appena 15 anni, fu travolto da un’auto mentre tornava a casa in motorino sulla Cassia, a Roma, dopo una serata con gli amici. Un evento che segnò profondamente la vita dell’attrice, che si ritrovò a dover affrontare non solo il dolore della perdita, ma anche l’incomprensione di chi non riusciva a comprendere il suo desiderio di diventare nuovamente madre attraverso l’adozione. «Trovai un messaggio in segreteria dall’ospedale che diceva: “Purtroppo c’è qui suo figlio, è nella sala mortuaria, dovrebbe venire a prendere le sue cose”», ricorda con amarezza.

La sentenza della Consulta, che ha dichiarato l’illegittimità della legge 184 del 1983 nella parte in cui escludeva le persone non sposate dalle adozioni internazionali, rappresenta una svolta epocale. Sebbene al momento si applichi solo ai minori stranieri in stato di abbandono, è evidente che si tratta di un primo passo verso un ampliamento dei diritti, potenzialmente estendibile anche ai bambini italiani. Una decisione che ha già scatenato reazioni contrastanti: da una parte, chi vede in questa apertura un’evoluzione necessaria, dall’altra, chi la considera un’ulteriore “picconata” al concetto tradizionale di famiglia.

La Lega, ad esempio, ha annunciato l’intenzione di rivedere le norme, mentre Pro Vita ha espresso preoccupazione, sostenendo che si stia diffondendo l’idea di un “diritto ai figli per tutti”. Tuttavia, al di là delle polemiche, la sentenza apre una porta a chi, come Dalila Di Lazzaro, ha vissuto sulla propria pelle l’impossibilità di realizzare un sogno a causa di limiti legislativi e pregiudizi sociali.

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