La Corte Costituzionale apre alle adozioni internazionali per i single: cosa cambia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La sentenza n. 33 della Corte Costituzionale, depositata il 21 marzo 2025, ha segnato una svolta nel diritto italiano delle adozioni, dichiarando incostituzionale il divieto che escludeva le persone single dalla possibilità di adottare minori stranieri residenti all’estero. Fino a oggi, l’articolo 28-bis della legge 184 del 1983 riservava tale diritto esclusivamente alle coppie sposate da almeno tre anni, ma la pronuncia – che ha già generato un acceso dibattito – modifica radicalmente lo scenario, ampliando la platea dei potenziali genitori adottivi.

La decisione, che ha trovato fondamento negli articoli 2 e 117 della Costituzione, nonché nell’articolo 8 della Cedu – il quale garantisce il rispetto della vita privata e familiare – ha immediatamente prodotto effetti concreti. Presso il Tribunale per i minorenni di Trieste, ad esempio, sono già pervenute le prime richieste di informazioni da parte di aspiranti genitori single, come confermato dal direttore Alessandro Danieli. Sebbene la sentenza riguardi, per ora, solo le adozioni internazionali, il passo compiuto dalla Corte appare significativo, destinato a riaccendere il confronto su un tema delicato e polarizzante.

Non tutti, però, hanno accolto con favore la novità. Cristina Riccardi, vicepresidente del Forum nazionale delle Associazioni Familiari e di Ai.Bi., ha sottolineato come l’interesse superiore del minore richieda, a suo avviso, la presenza di una figura materna e una paterna. La posizione, che riflette un approccio tradizionale al concetto di famiglia, si scontra con l’interpretazione progressiva della Corte, la quale ha invece riconosciuto la legittimità delle aspirazioni genitoriali anche al di fuori del matrimonio.

D’altronde, la stessa sentenza rientra in un percorso giurisprudenziale che, negli ultimi anni, ha più volte ridisegnato i confini delle adozioni, come già avvenuto con l’introduzione dell’adozione aperta. A tal proposito, le parole di Luciana Littizzetto – secondo cui «non conta se sei sposato, conta se vuoi fare spazio a una persona che ancora non c’è, ma che ami già» – sembrano riassumere lo spirito di una trasformazione culturale in atto, che la legge fatica a inseguire.

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