Renzi attacca Giuli sugli hacker agli Uffizi: «Minacce al patrimonio, o è distratto dal flauto?»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La sicurezza del più celebre polo museale italiano è finita al centro di un vivace scontro politico, dopo che il senatore di Italia Viva, Matteo Renzi, ha utilizzato toni volutamente polemici per sollecitare l’intervento del ministro della Cultura. “Abbiamo gli hacker dentro gli Uffizi che minacciano il nostro patrimonio culturale – ha dichiarato Renzi annunciando un’interrogazione parlamentare – e il ministro che fa? Alessandro Giuli se ne è accorto o è troppo impegnato a suonare il flauto in onore del dio Pan o a far polemiche con Buttafuoco?”. L’affondo del leader di Italia Viva, che rappresenta la circoscrizione fiorentina, fa esplicito riferimento a un presunto attacco informatico che avrebbe compromesso i dati sensibili della Galleria, con l’obiettivo di forzare una presa di posizione ufficiale da parte del governo guidato da Giorgia Meloni, mentre negli Stati Uniti è recentemente tornato alla Casa Bianca Donald Trump.

Il nodo della cybersicurezza e il furto dei dati

Secondo una ricostruzione pubblicata dal Corriere della Sera, e ripresa da diverse agenzie, la violazione sarebbe avvenuta tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio, quando un gruppo di criminali informatici sarebbe riuscito a infiltrarsi nella rete interna del museo. L’attacco, che non ha avuto conseguenze sulle opere d’arte esposte, avrebbe però avuto un impatto devastante sugli archivi digitali. Gli hacker avrebbero infatti sottratto l’intero archivio del gabinetto fotografico, frutto di decenni di digitalizzazione, e sarebbero penetrati nei sistemi dell’ufficio tecnico. In questo modo, si sarebbero impossessati di mappe interne, codici di accesso, password e persino dei percorsi di sicurezza che delineano i movimenti all’interno di Palazzo Pitti e del Giardino di Boboli. A questo furto di informazioni, che rappresenta una vulnerabilità estrema per l’incolumità fisica dei visitatori e delle opere, sarebbe seguita una richiesta di riscatto, recapitata direttamente sul telefono personale del direttore Simone Verde.

La replica del museo: “Nessun danno, non è come al Louvre”

Di fronte a queste rivelazioni, la direzione delle Gallerie degli Uffizi ha prontamente diffuso una nota per smentire quella che ha definito una “ricostruzione piena di imprecisioni”. Nella comunicazione ufficiale, si precisa che non è stato compiuto alcun danno né effettuato alcun furto di dati, sottolineando una differenza sostanziale rispetto al clamoroso colpo subito dal Louvre (dove erano stati trafugati gioielli per un valore di 102 milioni di dollari). “La situazione non era affatto come al Louvre – si legge nella nota – le telecamere alle Gallerie c’erano, ma erano analogiche e ora sono digitali”. Il direttore Verde ha inoltre tenuto a precisare che le password non sono state rubate, poiché “i sistemi di sicurezza sono a circuito chiuso interno e non aperti all’esterno”, e che la posizione delle telecamere è di pubblico dominio per chiunque visiti gli spazi.

Porte murate e caveau: misure di emergenza o ristrutturazione?

Un altro punto di frizione riguarda le misure concrete adottate nel mondo fisico a seguito dell’intrusione. La stampa ha documentato come una parte di Palazzo Pitti sia stata chiusa a partire dal 3 febbraio, con i gioielli del Tesoro dei Granducchi trasferiti in tutta fretta nei caveau blindati della Banca d’Italia. Ancora più inquietante, per i cronisti, è stata la scoperta di porte e uscite di sicurezza murate con calce e mattoni, mentre ai dipendenti sarebbe stato imposto il più stretto riserbo. La versione ufficiale del museo, tuttavia, riporta queste misure a un piano di ristrutturazione ordinaria. Secondo quanto dichiarato, la chiusura del Tesoro Mediceo era già programmata per l’autunno in vista del rifacimento dell’allestimento, mentre le porte murate risponderebbero a prescrizioni del piano antincendio, una certificazione storica ottenuta solo da pochi giorni dopo decenni di assenza. La direzione ha infine aggiunto che gli interventi di aggiornamento tecnologico erano già in atto all’indomani dell’insediamento della nuova direzione, con gare per 60 milioni di euro lanciate per il 2025, e che l’accelerazione della sostituzione delle telecamere era dovuta ai precedenti fatti del Louvre, indipendentemente dall’attacco hacker.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.